26 FEBBRAIO 2026
Anni fa durante un sequestro di cani in un campo nomadi in Udine nord (ero presente come responsabile animalista LAV) un carabiniere mi suggerì di raccogliere dei rametti di un possente salice presente nell'area di sequestro per piantarli nel nostro giardino dal momento che attecchiscono senza problemi.
Ne raccolti due. Uno lo piantammo in giardino di casa mentre l'altro in un'area verde confinante. Negli anni le piantine crebbero e quando il terreno confinante divenne edificabile, per salvare l'alberello chiesi all'impresa costruttrice di sradicarlo cosi lo donai ad un nostro vicino.
Per più di 20 anni entrambi i salici ebbero modo di "guardarsi" da lontano. Purtroppo il nostro con le ultime calde estati, si seccò.
Oggi la vicina a cui avevamo donato il salice, mi ha portato un suo rametto. Lo abbiamo piantato accanto al tronco del povero salice secco. È una speranza di continuità del maestoso salice di via Friuli (chi sa se esiste ancora)