Cerca nel blog

Translate

CONOSCERE I PICCIONI

GIUGNO 2026

40GUARDIE ECOZOOFILE A CAMPOFORMIDO

MAGGIO 2026

Messaggero Veneto 31.5.2026


39MUCCA CADUTA IN UN DIRUPPO. SALVATA

31 MAGGIO 2026

Messaggero Veneto 31.5.2026


38ORSO MACCHIA GIRA TRANQUILLO TRA LE CASE

MAGGIO 2026


Messaggero Veneto 30.5.2026



37NUOVA ORDINANZA DEL SINDACO DI PORDENONE CONTRO LE CORNACCHIE

 MAGGIO 2026


Scatta una seconda ordinanza contro la cornacchia che da settimane mette in difficoltà residenti e passanti. Falliti i tentativi di cattura, il Comune autorizza il possibile intervento eutanasico.

La cornacchia che da settimane tiene in apprensione residenti e passanti di via 

Damiani, a Pordenone, continua a sfuggire ai tentativi di cattura. Una situazione 

che ha costretto il sindaco Alessandro Basso a firmare una seconda ordinanza 

urgente, datata 29 maggio, per affrontare il caso che ormai sta facendo discutere 

tutta la città.

Nel provvedimento firmato dal primo cittadino si prevede, “in caso di accertato e persistente pericolo”, un intervento straordinario di rimozione forzata dell’animale.

L’ordinanza stabilisce infatti che, dopo il fallimento dei metodi di interlocuzione e cattura, si potrà procedere con un “prelievo selettivo eutanasico” dell’esemplare considerato molesto. L’esecuzione del provvedimento è affidata al Corpo Forestale della Regione.

Nel documento vengono elencate le difficoltà incontrate nelle ultime settimane. I tentativi di cattura incruenta effettuati dal personale specializzato non avrebbero dato risultati, anche a causa delle “oggettive impossibilità tecniche e logistiche” nel posizionamento delle trappole selettive di tipo Larsen all’interno dell’area urbana.

Secondo quanto riportato nell’ordinanza, il Corpo Forestale regionale non può applicare i normali protocolli previsti dal Piano regionale per il controllo dei corvidi, pensati principalmente per il contenimento dei danni agricoli e il riequilibrio faunistico.

Nel caso di via Damiani, invece, il Comune parla di una situazione “di eccezionale urgenza” legata alla tutela della salute e dell’incolumità pubblica all’interno del centro abitato.

La presenza della cornacchia continua intanto a preoccupare i residenti della zona, tra segnalazioni, timori e polemiche. Dopo settimane di tentativi falliti, il caso resta aperto e ora l’attenzione è puntata sulle prossime mosse del Corpo Forestale regionale


36TANTI PAVONI SCOMPARSI

MAGGIO 2026

La vicenda dei pavoni di Punta Marina si tinge di giallo. Sempre più cittadini “denunciano” la scomparsa di alcuni esemplari. C’è chi racconta di movimenti sospetti di alcuni turisti e chi è convinto che dietro ci siano concittadini esasperati, che avrebbero “rapito” i pavoni per portarli in aree lontane dal centro abitato. Ma parte del paese getta acqua sul fuoco: le pavonesse si sono allontanate semplicemente per covare le uova.

35FESTA DEL SACRIFICIO

MAGGIO 2026


34RIVOLUZIONE ANIMALISTA

 

33SICILIA, CORSE CLANDESTINE DEI CAVALLI

MAGGIO 2026



32OLIMPIA E' STATA RECUPERATA

MAGGIO 2026

Messaggero Veneto 27.5.2026







31EQUINI ANIMALI D'AFFEZIONE - BORRELLI: ATTO DI CIVILTA'

MAGGIO 2026

EQUIDI ANIMALI D’AFFEZIONE, BORRELLI (AVS) REPLICA DURAMENTE IN COMMISSIONE: "DATI SULLA MACELLAZIONE CLANDESTINA PARLANO CHIARO. BASTA RESISTENZE, QUESTA RIFORMA È UN ATTO DI CIVILTÀ"
Non si fanno passi indietro sulla riforma per riconoscere gli equidi come animali d'affezione e vietarne la macellazione, nonostante le forti resistenze emerse durante le audizioni in Commissione Agricoltura alla Camera. Il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, Francesco Emilio Borrelli, è intervenuto con una dura replica per smontare le posizioni contrarie delle associazioni di categoria della filiera della carne e del mondo agricolo.
"Dobbiamo guardare in faccia la realtà e i dati che abbiamo sotto gli occhi", ha tuonato l’onorevole Borrelli nel suo intervento di replica in Commissione. "Mentre si discute di interessi economici e di bilanci industriali, la stragrande maggioranza degli italiani ha già smesso da tempo di consumare carne equina e considera questi animali come compagni di vita. Ma il dato più allarmante, che non si può far finta di non vedere, riguarda l'illegalità: la mancanza di tutele giuridiche rigide alimenta una filiera criminale gigantesca, fatta di corse clandestine e macelli illegali spesso gestiti dalla camorra."
Borrelli ha difeso fermamente l'impianto della legge (C. 48, C. 2187, C. 2270 e C. 2585), ribadendo che l'introduzione dell'obbligo di registrazione "Non DPA" (non destinato alla produzione di alimenti) e le sanzioni penali severe (fino a 3 anni di reclusione e 100.000 euro di multa) sono l'unica barriera possibile contro le ecomafie.
"A chi si oppone parlando di perdite economiche, rispondiamo che non si può fermare il progresso morale del Paese per difendere il profitto sulla pelle degli animali. Equiparare cavalli, asini e muli a cani e gatti è una scelta di civiltà non più negoziabile. Chiediamo a tutte le forze politiche di respingere queste resistenze retrograde e di votare compatte per porre fine a questo orrore una volta per tutte."

3040 BOVINI LIBERI, FUCILATI NEL PARCO DEI MONTI LUCRETILI - LAZIO

MAGGIO 2026

Condannati a morte e uccisi a fucilate perché considerati “pericolosi”, ma nessun provvedimento contro chi li ha abbandonati sul territorio!
40 bovini liberi e rinselvatichiti sono stati uccisi nel Parco dei Monti Lucretili nell’ambito di un piano di “eradicazione”. Un piano costruito “in nome” della sicurezza e della tutela agricola, nel quale modalità non cruente di gestione, come cattura e trasferimento non sono state prese in considerazione.
L’unica soluzione è stata l’uccisione e mentre decine di animali venivano prese a fucilate, nelle carte ufficiali compaiono le tariffe: 600 euro per ogni vita eliminata.
Soldi pubblici utilizzati per massacrare animali e non per prevenire situazioni di questo tipo e gestirle in modo non cruento, dialogando con le associazioni. Una situazione molto simile a quella di un’altra zona della Regione Lazio tra Carpineto e Montelanico che stiamo seguendo con il nostro ufficio legale. Invariabilmente queste criticità si risolvono con l’uccisione degli animali, ma nessun provvedimento viene mai adottato per punire coloro che li hanno abbandonati.
Far passare l'uccisione di esseri senzienti come misura di tutela e di prevenzione di incidenti e problemi ai raccolti è molto pericoloso e fuorviante: gli animali inselvatichiti, tanto quanto i selvatici, hanno diritto alla vita e alla tutela. Sta alle istituzioni garantire una convivenza positiva e prevenire situazioni di criticità anche sanzionando chi si rende responsabile dell’abbandono degli animali.
La vita non si cancella con un fucile, si tutela con responsabilità, perché l'umano non è l'unica specie che ha diritto a stare su questo pianeta.

29ENNESIMO SCEMPIO D'ALBERI

MAGGIO 2026

La gente se ne frega. Pensa di campare col consumismo, con le agiatezze, con inquinamento con plastica coi prati sfalciati senza api, senza insetti, senza uccelli, senza alberi.

Per salvare dal taglio gli alberi bisognerebbe circondarli tutti insieme in una esemplare disobbedienza civile

28GIORNATA MONDIALE DELLE API

MAGGIO 2026

Fare Verde: 20 maggio,

Giornata Mondiale delle Api, gli esseri viventi senza i quali nulla esisterebbe sul pianeta Terra. Eppure l'uomo cerca di sterminare le api abusando nell'uso di pesticidi, glifosato innanzitutto.

27FALCO PESCATORE IN CURA AL CENTRO RECUPERO DELL'UNIVERSITA' DI UDINE

MAGGIO 2026


Messaggero Veneto 20.5.2026


26SCOSSE ELETTRICHE POI IL TAGLIO DELLA GOLA

MAGGIO 2026

SOFFO.

VOGLIO DIFFONDERE AFFINCHE' ANCHE GLI ONNIVORI IMPARINO COSA SIGNIFICA SOFFRIRE.

25PAVIA - MASSACRO NUTRIE

MAGGIO 2026

LA VIOLENZA È L'ULTIMO RIFUGIO DEGLI INCAPACI.

24A UDINE SI E' DECISO PER L' ABBATTIMENTO DI 4 PLATANI IN VIALE VAT

MAGGIO 2026

Messaggero Veneto 19.5.2026



23OASIS, AGENTE A 4 ZAMPE A UDINE

MAGGIO 2026

Il Pastore tedesco femmina entrerà a far parte del comando della polizia locale di Udine

Messaggero Veneto 16.5.26


22IL CIGNO UCCISO PER ESSERE CUCINATO

MAGGIO 2026

Il cigno trovato morto sul fiume Stella sarebbe stato ucciso per essere cucinato. Il responsabile – o i responsabili – si sarebbe immerso in acqua e, dopo una lunga colluttazione con l’animale, lo avrebbe soffocato. Sono le nuove e pesanti rivelazioni diffuse dal Partito Animalista Italiano, che nei giorni scorsi aveva invitato eventuali testimoni a farsi avanti garantendo anonimato e tutela.

Secondo quanto riferito dalla portavoce regionale del PAI, Irene Giurovich, le informazioni sarebbero arrivate da fonti confidenziali e riguarderebbero un gruppo di cacciatori della zona di San Daniele presenti in un locale della zona al momento dei fatti. Il cigno, sempre secondo la ricostruzione degli animalisti, non sarebbe morto subito ma dopo una “battaglia” durata diversi minuti. Una volta ucciso, sarebbe stato chiesto di cucinarlo. Circostanze tutte ancora da verificare e sulle quali si chiedono accertamenti investigativi e veterinari.

Il PAI, che ha già presentato un esposto in Procura a Udine, annuncia ora l’intenzione di costituirsi parte civile chiedendo “pene esemplari” e la revoca di eventuali licenze di caccia e porto d’armi per i responsabili. L’associazione richiama anche studi che collegherebbero la violenza sugli animali a una maggiore pericolosità sociale.

Nei giorni scorsi il titolare del ristorante coinvolto indirettamente nella vicenda aveva contestato la ricostruzione del PAI, definendola “infondata”. Gli animalisti ribadiscono però di essersi basati su elementi già emersi sulla stampa locale e su nuove segnalazioni ricevute.

 

[Fonte Telefriuli, di Giancarlo Virgilio - 15.5.26]

NORDEST 24

21CHE I CACCIATORI DEPONGANO LE ARMI

MAGGIO 2926

Quando cesseremo di rubare territorio ai selvatici.
Quando i cacciatori deporranno le armi,
gli animali servatici del bosco e pianura
troveranno nuovamente il loro equilibrio naturale.

20STRAGE DI LUPI IN ABRUZZO

MAGGIO 2026 

Abruzzo. Perso il 25% dei lupi presenti nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. L’uso del veleno ha decimato un quarto della popolazione protetta. Una strage che ha fatto salire a 21 il numero degli esemplari uccisi. Il bilancio di questo attacco comprende anche il decesso di tre volpi e una poiana, i cui corpi sono stati rinvenuti insieme alle ultime carcasse di lupo tra i comuni di Pescasseroli, Bisegna e Barrea. Insorgono le sigle ambientaliste

IL CENTRO - QUOTIDIANO D'ABRUZZO

19IL CONSIGLIO DI STATO RESPINGE IL RICORSO SU ORSA KJ1

MAGGIO 2026

Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso di un’associazione animalista e confermato la correttezza dell’azione della Provincia. Il presidente Fugatti: "L'azione amministrativa era orientata in via prioritaria alla tutela della sicurezza pubblica"

IL DOLOMITI

18COME ESCLUDERE L'ATTIVITA' VENATORIA NEL TERRENO DI PROPRIETA'

MAGGIO 2026

top alla caccia sul TUO terreno !!!
🚩 Un chiarimento per molti proprietari
Negli ultimi tempi ricevo spesso messaggi e segnalazioni da parte di proprietari terrieri del Carso Triestino e Goriziano che mi offrono la possibilità di posizionare le mie fototrappole ma che lamentano il passaggio di cacciatori sui propri terreni e che ritengono di non avere strumenti per opporsi o limitare questa situazione.
Per questo motivo ho deciso di condividere alcune informazioni giuridiche utili.
Non si tratta nello specifico di essere “pro” o “contro” la caccia ma di chiarire quali possibilità esistano oggi per i proprietari che, per motivi etici o personali, non desiderino attività venatoria sui propri fondi.
⚖️ Un diritto riconosciuto dalla giurisprudenza europea e italiana
Anche sul Carso triestino i proprietari terrieri possono oggi chiedere l’esclusione dell’attività venatoria dai propri fondi per motivazioni etiche e di coscienza personale.
Non si tratta di una richiesta simbolica, ma di una possibilità sostenuta da diversi principi giuridici europei e italiani.
🇪🇺 Il precedente europeo: la sentenza Chassagnou
Già nel 1999 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con la sentenza Chassagnou c. Francia, ha stabilito che imporre a un proprietario contrario alla caccia di consentire l’attività venatoria sul proprio terreno può entrare in conflitto con la libertà di coscienza e con il diritto di proprietà.
⚖️ Il caso Pescara 2026 e gli sviluppi in Italia
Un passaggio importante è rappresentato dalla sentenza n. 254/2026 del TAR Pescara, che ha riconosciuto la rilevanza delle motivazioni etiche e di coscienza nella richiesta di esclusione di un fondo dall’attività venatoria.
Anche recenti pronunciamenti del Consiglio di Stato hanno rafforzato il principio secondo cui l’amministrazione non può limitarsi a un diniego generico, ma deve motivare in modo concreto e specifico l’eventuale rifiuto.
Questo significa che:
• le motivazioni etiche possono avere rilevanza giuridica;
• il proprietario non deve necessariamente dimostrare un danno economico;
• la pubblica amministrazione deve giustificare in modo preciso un eventuale diniego;
• il diritto di proprietà non può essere considerato automaticamente subordinato all’attività venatoria.
📍 Perché riguarda anche il Carso triestino?
Perché questi orientamenti giuridici possono essere richiamati anche in Friuli-Venezia Giulia da chi desidera vietare la caccia sul proprio terreno.
📩 Come agire
Se vuoi chiedere l’esclusione del tuo fondo dall’attività venatoria:
1. Presenta un’istanza formale alla Regione;
2. Richiama le motivazioni etiche e i precedenti giurisprudenziali;
3. Valuta eventualmente il supporto di associazioni come LAV, LAC, ENPA o OIPA.
📨 Dove inviare l’istanza in Friuli-Venezia Giulia
Direzione centrale risorse agroalimentari, forestali e ittiche – Servizio caccia e risorse ittiche della Regione FVG.
PEC: foreste@certregione.fvg.it
🟢 Se ottieni l'esenzione ufficiale dalla Regione per motivi etici, BASTANO I CARTELLI di zona interdetta all'attività venatoria ( messi come spiegato più avanti ) e NON SERVE ALCUNA RECINZIONE O MURO !!!
​L'autorizzazione amministrativa sostituisce l'obbligo della barriera fisica, permettendo alla fauna di circolare liberamente.
Perciò L'opposizione alla caccia per motivi di coscienza (ex Art. 15 della Legge 157/92) È GRATUITA e non richiede recinzioni fisiche!!!
Nota bene :
L’interdizione dell’attività venatoria su base regionale, segnalata esclusivamente tramite tabelle perimetrali, non altera il regime civilistico del fondo.
Pertanto, restano pienamente operative le eventuali servitù di passaggio e il transito su sentieri o mulattiere già esistenti.
🌿🌿🌿🌿🌿🌿🌿🌿🌿🌿🌿🌿🌿🌿🌿🌿🌿
🚩 Il Piano Faunistico-Venatorio Regionale approvato ad agosto 2025, ha validità quinquennale.
Per chi intende richiedere l’esclusione del proprio terreno per motivi etici il termine ordinario di 30 giorni dalla pubblicazione è purtroppo scaduto. Salvo casi di comprovata necessità agricola o varianti straordinarie, le istanze amministrative "fuori termine" potrebbero non essere accolte fino alla prossima scadenza del piano.
👉🏻Per le altre regioni d’Italia, la validità dei piani è solitamente quinquennale, sebbene le date di approvazione varino in base alle singole delibere locali.
È quindi opportuno verificare lo stato specifico di ogni territorio, poiché molte amministrazioni operano attualmente con proroghe o rinnovi differenti rispetto a quello del FVG.
🌿🌿🌿🌿🌿🌿🌿🌿🌿🌿🌿🌿🌿🌿🌿🌿🌿
Assodato che la soluzione di zona interdetta a livello regionale senza necessità di recinzioni sia la soluzione migliore a livello faunistico cosa si potrebbe fare se la richiesta per motivazioni personali e etici viene respinta?
👉🏻 Altre possibilità per interdire la caccia su terreni privati dato che il piano regionale ha durata quinquennale e i termini possono anche essere scaduti momentaneamente.
La Soluzione Immediata : Il Fondo Chiuso
L'unico modo per interdire l'accesso ai cacciatori
In qualsiasi momento ( anche se il piano faunistico è già attivo ) è la costituzione di un Fondo Chiuso che prevede però recinzioni o muretti e a livello di permeabilità faunistica ( la cosa più importante per chi si muove si base etica ) cioè il libero passaggio degli animali selvatici , va valutato attentamente inoltre vanno rispettate le normative dei vincoli paesaggistici locali.
Requisito d'altezza perimetrale:
Per istituire un fondo chiuso ai sensi dell'Art. 15 della Legge 157/92, la recinzione deve avere un'altezza minima di 1,20 metri.
​Ecco i requisiti principali:
​Segnaletica: Devi apporre cartelli con la scritta "Fondo Chiuso - Divieto di Caccia" a circa 1,50 metri da terra, lungo tutto il perimetro, a una distanza massima di 100 metri l'uno dall'altro e nei punti di accesso.
​Caratteristiche: La recinzione deve essere stabile e tale da impedire il passaggio di persone e cani da caccia ( in genere per rispettare vincoli e permeabilità della fauna va alzata da terra 20/30 cm e deve essere ad altezza minima 120 cm.
​Comunicazione: Devi notificare l'istituzione del fondo chiuso alla Regione o alla Provincia competente entro 30 giorni dal completamento delle opere.
​Nota bene: Non puoi chiudere il fondo durante la stagione venatoria in corso; la chiusura deve essere effettiva prima dell'inizio del calendario di caccia.
Verifica sempre i vincoli paesaggistici comunali per l'autorizzazione alla posa della rete e, come detto, per non intralciare la libera circolazione della fauna selvatica.
PER LA NOSTRA ZONA ???
Riguardo al Carso e i suoi muretti a secco :
Sul Carso triestino, i muretti a secco sono elementi tutelati e tipici che delimitano pressoché ogni terreno e spesso danno al propietario una possibilità in più.
Se il muretto raggiunge l'altezza di 1,20 metri il terreno è legalmente considerato "Fondo Chiuso".
( Tali muretti come documento in innumerevoli video non impediscono il passaggio della fauna selvatica ).
L'Accesso è Reato:
Se il fondo è a norma (1,20 m) e tabellato, il cacciatore non può scavalcare.
L'ingresso oltre tale barriera non è più un semplice "passaggio", ma diventa una violazione di proprietà privata e una violazione delle norme venatorie, sanzionabile immediatamente dalle guardie forestali o dalla polizia.
La legge parla di "muro, rete metallica o altra effettiva chiusura".
Un muretto a secco di 1,20 metri è un' effettiva chiusura, se un cacciatore lo oltrepassa, sta violando un confine fisico e legale esplicito.
In questo caso, il tuo diritto di proprietà prevale sull'Art. 842 del Codice Civile.
Cosa dire ai cacciatori o scrivere sui cartelli:
"Proprietà Privata
Fondo Chiuso ai sensi della L. 157/92.
Altezza recinzione a norma (1,20m).
Vietato l'accesso e l'esercizio venatorio.
Ogni violazione verrà denunciata alle autorità competenti."
Anche se la richiesta per "motivi etici" è momentaneamente bloccata dal calendario burocratico in FVG , il Fondo Chiuso è un diritto permanente del proprietario che non dipende dall'approvazione del Piano Regionale.
Se chiudi il terreno oggi, la caccia è vietata da oggi.
Nota bene : interdire una zona agricola coltivata implica la rinuncia a indennizzi regionali per danni da selvatici .
🟢 In entrambi i casi Zona Interdetta o Fondo Chiuso , essendo la fauna selvatica patrimonio dello Stato, non del proprietario del terreno, fa si che non esista alcuna responsabilità civile per i danni causati da animali 'di passaggio'.
Difficilmente dovrai risarcire tu i vicini, a meno che non venga dimostrata una tua condotta colposa specifica (ad esempio, se nutri attivamente i selvatici attirandoli in massa).
Inoltre come già detto piani emergenziali di controllo non possono essere interdetti .
​Il diritto di vietare la caccia sul proprio fondo è previsto dalla legge e non sposta l'onere dei risarcimenti sul privato: la gestione dei danni da fauna selvatica spetta esclusivamente alla Regione, che dispone di fondi appositi per indennizzare gli agricoltori.
⚠️ Nota importante ⚠️
La situazione può essere diversa nei casi di controllo faunistico o abbattimenti selettivi disposti direttamente dalle autorità pubbliche, ad esempio per emergenze sanitarie, sicurezza o contenimento di specie considerate problematiche come il cinghiale.
In questi casi non si parla più della normale attività venatoria ricreativa svolta dai cacciatori, ma di interventi di gestione faunistica regolati da normative specifiche e affidati a soggetti autorizzati, enti pubblici o operatori incaricati dalle autorità competenti.
Questo però non significa automaticamente che qualsiasi cacciatore possa entrare liberamente nei fondi privati semplicemente dichiarando di stare effettuando contenimento faunistico.
Gli interventi autorizzati dovrebbero infatti essere legati a piani specifici, soggetti identificabili e attività regolamentate dalle autorità competenti.
Proprio per questo molte discussioni nascono dal timore che il confine tra attività venatoria ordinaria e contenimento possa diventare poco chiaro nella pratica.
Le recenti sentenze non significano necessariamente che nessuno potrà più accedere ai terreni privati in assoluto, ma rafforzano il principio secondo cui il fondo privato non può essere considerato automaticamente e senza adeguate motivazioni a disposizione dell’attività venatoria ordinaria.
👇🏻👇🏻👇🏻 ULTIMI SVILUPPI 🚩🚩🚩
Ravenna Febbraio 2026
Il Consiglio di Stato ha stabilito che i proprietari possono escludere i propri terreni dalla caccia anche per motivi etici o morali, obbligando la Regione a riesaminare le domande precedentemente bocciate !!!!
Pescara Maggio 2026
Pochi giorni fa, il TAR Abruzzo (sentenza n. 254/2026) ha seguito questa linea, dando ragione a una cittadina contro il rifiuto della Regione Abruzzo.
​I giudici hanno chiarito che il limite del 30% di territorio protetto è una soglia minima e non un tetto massimo invalicabile ( 70 / 30 in generale sono le quote tra aree adibite e aree interdette ). Questo significa che la Regione non può più rifiutare automaticamente le richieste solo perché "c'è già troppa area protetta", ma deve fornire motivazioni oggettive e concrete legate al Piano Faunistico.
​Si è perciò creato un precedente giuridico nazionale che rende molto più semplice per i privati vietare l'ingresso ai cacciatori nei propri fondi, anche senza recinzioni.
Informare i cittadini sui propri diritti è il primo passo per rendere il dibattito più consapevole.
Condividi queste informazioni con altri proprietari terrieri che la pensano come te 🌿

POST DI WILD NORDEST FOTOTRAPPOLAGGIO

Vittoria Animalisti vs Cacciatori, Arriva la sentenza dei Giudici: un cittadino può chiedere il divieto di caccia sul proprio terreno per motivi etici. Lo ha stabilito il Tar di Pescara con la sentenza n. 254/2026 pubblicata ieri con la quale, inoltre, dispone che la Regione può bocciare la domanda solo dimostrando in maniera oggettiva come la sottrazione di un particolare terreno impedisca in concreto il raggiungimento degli obiettivi del Piano Faunistico Venatorio.
👉 Come sapete spesso i proprietari dei fondi si ritrovano nei terreni cacciatori che, per il quadro normativo, entrano ed escono nel periodo della caccia passando per le proprietà private, ora non più!
👉👉 Tra gli altri la sentenza recepisce l’orientamento della Corte Europea per cui essendo la caccia essendo l’attività venatoria esercitata a fini prevalentemente ricreativi,una legislazione nazionale non può impedire al proprietario di negare l’accesso al proprio fondoquando la caccia è vista da chi non la pratica come una ingerenza sproporzionata di terzi nella propria sfera privata.
Questo mentre c’è chi in Parlamento sta provando a rendere le doppiette sempre più libere. Nelle Corti di Giustizia e nelle Battaglie Politiche come PAI noi ci opporremmo con ogni mezzo: e’ ora di un Paese più civile e animalista.

POST CRISTIANO CERIELLO - PAI

CON SENTENZA PASSATA IN GIUDICATO DA OGGI OGNI PROPRIETARIO TERRIERO PUÒ IMPEDIRE LA CACCIA SULLA SUA PROPRIETÀ...

Una decisione giudiziaria che sta attirando l’attenzione in tutta Italia e che molti definiscono già una svolta importante. La notizia è stata diffusa dal Partito Animalista Italiano, che parla di un passo avanti significativo per la tutela degli animali e dei diritti dei cittadini.

Con la sentenza n. 254/2026, pubblicata dal TAR di Pescara, è stato riconosciuto il diritto di un proprietario a richiedere l’esclusione della caccia dai propri terreni sulla base di motivazioni etiche e morali.
Ma c’è un altro aspetto rilevante.
I giudici hanno chiarito che la Regione potrà negare questa richiesta solo dimostrando concretamente che il divieto comprometterebbe gli obiettivi previsti dal Piano Faunistico Venatorio.

Una pronuncia che potrebbe avere conseguenze importanti per molti cittadini che, fino a oggi, hanno visto svolgersi attività venatorie all’interno delle proprie proprietà private durante la stagione di caccia.
Da anni, infatti, numerosi proprietari lamentano la presenza di cacciatori nei propri terreni, con continui ingressi e spostamenti nelle aree private. Un tema che le associazioni animaliste contestano da tempo.

Nella sentenza viene inoltre richiamato l’orientamento della Corte Europea, secondo cui la caccia, essendo considerata prevalentemente un’attività ricreativa, non può prevalere automaticamente sul diritto del proprietario di impedire l’accesso alla propria terra.

Per molti osservatori questa decisione rappresenta un cambiamento significativo, soprattutto in una fase in cui il confronto sul tema della caccia in Italia è sempre più acceso.
“Serve un Paese più rispettoso degli animali e della volontà dei cittadini.”
Così il Partito Animalista Italiano ha commentato la pronuncia, annunciando di voler proseguire le proprie iniziative politiche e legali contro l’ampliamento delle attività venatorie.

Per tanti questa sentenza va oltre il semplice aspetto giuridico.
Parla di tutela, di rispetto per la natura e della libertà di decidere cosa può accadere all’interno della propria proprietà.

POST IL LIBERTARIO ETRUSCO TERRORITAPOETICO