13 GENNAIO 2026
UN RICORDO
NEL 2009 SONO STATA ASSOLTA PER UN REATO COMMESSO IL 15 NOVEMBRE 2005
FIERA DELLA MIA AZIONE
LO RIFAREI PERCHE' AMO GLI ANIMALI
Lato negativo:
Mancato appoggio del gruppo udinese LAV. Dopo 10 anni di attività di volontariato LAV, mi è stato tolto, per loro volontà, l'incarico di rappresentanza per la provincia di Udine.
Si legge in una nota LAV:
Noi siamo un'associazione animalista e non zoofila. La gestione passata della LAV di Udine (Colavitti) ha dato priorità alle colonie feline ma non è quello che la LAV porta avanti.
ARTICOLO SU MESSAGGERO VENETO DEL 13 GENNAIO 2009
Salvò una colonia felina: processata e assolta, attacca la Lav.
Assolta con formula piena per un episodio avvenuto tre anni fa a Tarcento, quando si batté per salvare una colonia felina, l'ex rappresentante locale della Lav, l'udinese Elisa Bianca Colavitti, ha atteso che la sentenza diventasse esecutiva per rendere nota la sua disavventura giudiziaria e 'attaccare" l'associazione che rappresentava. «Da questa esperienza – dichiara la Colavitti – conclusasi positivamente, vi è un lato negativo: il mancato appoggio del gruppo udinese della Lav». Dopo 10 anni di attività – spiega ancora – «per loro volontà mi è stato tolto l'incarico di rappresentanza. Si legge in una nota della Lav: 'noi siamo un'associazione animalista e non zoofila. La gestione passata della Lav di Udine (Colavitti) ha dato priorità alle colonie feline ma non è quello che la Lav porta avanti"».
Condannata con decreto penale per le ipotesi di reato di violenza privata e inosservanza dei provvedimenti dell'autorità, la Colavitti si è opposta chiedendo di essere processata. È stata assolta («perché il fatto non sussiste») dal giudice della sezione di Cividale. L'udienza, fra l'altro, è stata celebrata nell'atrio d'ingresso del tribunale di Cividale a causa delle barriere architettoniche che impedivano l'accesso in aula, essendo la Colavitti impossibilitata a camminare a causa della sua disabilità.
Nel novembre 2005 la Colavitti aveva la rappresentanza dell'associazione Lega anti-vivisezione. «La mia forte propensione per la difesa degli animali – spiega in una nota – mi aveva portata a intervenire con un'azione alquanto rischiosa in un cantiere di proprietà del Comune di Tarcento per salvare la vita a una gatta, rintanatasi sotto un tetto durante i lavori di demolizione della vecchia distilleria Candolini. All'epoca il Comune di Tarcento, accertata la presenza in cantiere di una colonia felina, aveva affidato all'Ente protezione animali l'incarico di trasferirla in altro loco. Successivamente, con una nota, il Comune mi segnalava l'inerzia dell'Enpa nell'adempiere alle catture dei gatti e conferiva alla Lav il nuovo incarico che, purtroppo, si rilevava contestuale all'inizio dei lavori in cantiere con pericolo per l'incolumità del volontariato e dei gatti. Le reiterate istanze avanzate da me e dai legali per fermare i lavori non vennero accolte né dal sindaco né dalla magistratura».
Il pomeriggio del 15 novembre la Colavitti avvertiva i carabinieri di Tarcento della presenza di una gatta all'interno di un rudere che stava per essere demolito dalla ruspa. Ottenendo il diniego a intervenire, la signora entrava con la propria auto nel cantiere e si posizionava sotto la pala della ruspa per far cessare la sua funzione di demolizione.
In seguito a questa azione si susseguì una serie di tentativi da parte degli addetti ai lavori e delle autorità per fare allontanare dal cantiere la Colavitti che si era chiusa in auto e che filmava dall'interno ogni avvenimento. Dopo qualche ora la stessa rinunciava alla sua azione, dal momento che la gatta si era allontanata dal pericolo, e abbassava il finestrino dell'auto.
«In quel frangente – ricorda la Colavitti – due vigili urbani intervenivano aprendo la portiera e, con una azione di forza nei miei confronti, iniziavano a tirarla per il braccio col tentativo di estrarmi dall'abitacolo. La tempestiva richiesta del comandante dei carabinieri di Tarcento di porre fine a tale azione evitò gravi conseguenze alla mia salute fisica».
Il giudice Francesca Feruglio al processo, dopo aver ascoltato le testimonianze d'un vigile urbano e dell'allora sindaco Tollis, ha assolto la Colavitti rilevando l'assenza di uno specifico ordine per escludere la sussistenza del reato inosservanza del provvedimento dell'autorità e l'insussistenza dell'ipotesi di violenza privata in quanto l'interruzione dei lavori fu determinata non dalla condotta della signora, ma piuttosto a causa della presenza sul posto di una pluralità di soggetti intervenuti per risolvere il problema posto dalla stessa.
13 gennaio 2009