9 MARZO 2026
Nell’udienza predibattimentale iniziata oggi, a Trento, la Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, presieduta dall’on. Michela Vittoria Brambilla e difesa dal professor Mario Zanchetti, è stata ammessa come parte civile nel procedimento contro il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, chiamato a rispondere, in concorso con due funzionari dell’ente, di maltrattamento di animali per l’uccisione dell’orso M90, “morto – sostiene la deputata – tra atroci sofferenze che potevano e dovevano essere evitate. È stata un’esecuzione barbara e crudele”. La difesa di Fugatti ha chiesto al definizione del procedimento con il giudizio abbreviato, la discussione è stata fissata per il 18 marzo.
L’operazione di narcotizzazione – si legge nell’istanza della LEIDAA per la costituzione di parte civile – “avrebbe potuto essere effettuata in totale sicurezza evitando la lenta agonia provocata dai colpi d’arma da fuoco ad espansione che hanno attinto polmoni e fegato dell’orso M90” senza ucciderlo immediatamente. Ma la telenarcosi era espressamente esclusa nel decreto del presidente della Provincia. M90 era un orso giovane, di 2 anni e mezzo, che l’assenza dei cassonetti anti-orso aveva abituato a cercare cibo vicino a centri abitati. Nell’ottobre del 2023 era stato investito da un’auto ma era rimasto illeso. Nel gennaio del 2024 aveva seguito per un breve tratto due escursionisti. Tanto è bastato Fugatti per condannarlo a morte con un decreto emesso il 6 febbraio ed eseguito poche ore dopo la pubblicazione, senza lasciar tempo alle associazioni di ricorrere. Nel decreto non era prevista la telenarcosi e M90 è stato abbattuto con due proiettili nei polmoni e nel fegato, nessuno dei quali immediatamente letale ed è morto lentamente per emorragia interna.
“Dopo una prima richiesta di archiviazione – commenta la presidente di LEIDAA – nel novembre dell’anno scorso il gip ha finalmente deciso l’imputazione coatta di Fugatti e di due funzionari della Provincia sulla base del principio, introdotto dalla legge Brambilla, della tutela diretta degli animali, in quanto esseri senzienti, portatori di fondamentali diritti. Gli animali, compresi i selvatici, non sono cose, di cui si può disporre a piacimento. Non si può farli soffrire per negligenza o indifferenza. E il solo fatto che per questo sieda sul banco degli imputati il potentissimo presidente di una Provincia autonoma mostra quant’era giusto e necessario adeguare la legge penale ad una nuova sensibilità collettiva”. POST NEL CUORE
POST IL DOLOMITIL'imputazione riguarda i reati di uccisione di animali e di maltrattamento di animali, aggravati dalla crudeltà, ai sensi degli articoli 544-bis e 544-ter del codice penale. Secondo l'accusa “Fugatti avrebbe disposto l'abbattimento dell'esemplare omettendo la previa narcotizzazione e il necessario impiego di personale veterinario” spiega la Leal.
Dalla ricostruzione dei fatti, ha spiegato in una nota l'Enpa, è emerso chiaramente che “M90 non fu narcotizzato prima dell’uccisione, nonostante fosse radiocollarato e quindi facilmente rintracciabile. Furono esplosi tre colpi, ma solo due colpirono l’animale, senza peraltro causarne la morte immediata. L’autopsia ha evidenziato che l’orso morì dissanguato per un’emorragia interna dopo una lunga agonia. Inoltre, nessun veterinario era presente, contrariamente a quanto previsto dal Pacobace”.
Determinanti sembrano essersi rivelate le consulenze dei professori Cristina Cattaneo, medico legale e antropologa forense, e Orlando Paciello, veterinario forense. Nella relazione tecnica depositata agli atti per Enpa, gli esperti hanno evidenziato come “l’uccisione con proiettili esplodenti di calibro 30.06, senza previa anestesia, abbia causato un’emorragia interna che ha portato alla morte dell’animale dopo prolungate e atroci sofferenze”.
Dal canto suo Leal sottolinea come la morte di M90 non costituirebbe un episodio accidentale riconducibile alla gestione faunistica, bensì sarebbe l'esito di una condotta ritenuta “gravemente inadeguata sotto il profilo della tutela della fauna selvatica”. L'esemplare, spiega sempre l'associazione, “sarebbe divenuto 'confidente' anche a causa di ricorrenti episodi di foraggiamento e della mancata messa in sicurezza dei rifiuti, fattori che ne avrebbero favorito l'avvicinamento alle aree antropizzate”.
M90, ha spiegato anche l'avvocata Claudia Taccani, responsabile Ufficio Legale Oipa Italia "è stato vittima di un’uccisione basata su un ordine non sorretto da motivi che ne potessero giustificare un provvedimento così estremo. Chiediamo giustizia per quest’orso, vittima di gravi falle nella gestione della convivenza tra uomo e i grandi carnivori, la cui tutela è addirittura di rango comunitario”.
L'ammissione come parti civili è stato accolta positivamente dalle associazioni. “L’auspicio è che si possa fare piena chiarezza sulla morte dell’orso M90 e che sia fatta giustizia in modo che episodi come questo non accadano mai più”.