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STRADE E FERROVIE SONO LA CAUSA DELLE MORTE DI TANTI LUPI

6 MARZO 2026

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La notizia รจ arrivata nella mattina del 4 marzo 2026, senza clamore, come accade spesso alle notizie sulla fauna selvatica che muore. Due lupi giovani, maschi, sono stati investiti e uccisi da un treno sulla linea ferroviaria del Sempione in localitร  Campaglia, nel comune di Varzo, nel Verbano Cusio Ossola. Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia Provinciale per i rilievi di rito. La linea del Sempione รจ una delle arterie ferroviarie piรน frequentate delle Alpi italiane, un collegamento di importanza internazionale che percorre la Val d'Ossola per raggiungere il traforo verso la Svizzera: un tracciato che separa fisicamente il territorio in due, attraversando boschi e vallate dove la fauna selvatica si sposta seguendo percorsi ancestrali che non conoscono rotaie. Non รจ la prima volta che questo accade in Ossola: in passato altri investimenti di lupi erano stati documentati a Vogogna e all'ingresso di Domodossola sulla linea ferroviaria Domodossola-Novara. Un pattern che si ripete con una regolaritร  sufficiente a non poter essere liquidato come sfortuna.
Il lupo รจ tornato spontaneamente sulle Alpi e sugli Appennini italiani a partire dagli anni Novanta, dopo decenni di assenza dovuta alla caccia sistematica e alla distruzione dell'habitat. La sua presenza รจ oggi garantita da normative di protezione nazionali ed europee, e la popolazione italiana conta diverse centinaia di esemplari distribuiti sull'intero arco appenninico e su larga parte dell'arco alpino. La Val d'Ossola, con i suoi boschi densi e la connettivitร  con i versanti svizzeri e valdostani, รจ uno dei corridoi di dispersione naturale piรน importanti dell'arco alpino occidentale italiano: un luogo dove i lupi, soprattutto i giovani che si allontanano dal branco di origine, transitano regolarmente alla ricerca di nuovi territori. Eppure la rete ferroviaria, costruita in un'epoca in cui il lupo era estinto, non ha mai previsto corridoi faunistici o sistemi di dissuasione per la fauna selvatica: binari recintati o no, la velocitร  dei treni non lascia scampo a un animale che attraversa il tracciato al momento sbagliato. La morte di questi due lupi non รจ una catastrofe ecologica in senso stretto, ma รจ un promemoria puntuale di un conflitto non risolto tra infrastrutture costruite per l'uomo e un territorio che appartiene a molte specie contemporaneamente. Le soluzioni esistono, dai tunnel per la fauna selvatica alle recinzioni permeabili ai sistemi acustici di dissuasione: costa decidere di implementarle.

7 MARZO 2026

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Febbraio 2026 ha lasciato sul territorio trentino un bilancio che fa riflettere: quattro lupi morti e due feriti o fuggiti in condizioni sconosciute, tutti vittime di investimenti stradali e ferroviari nell'arco di ventotto giorni. Il primo febbraio a Pieve di Bono un lupo รจ stato travolto da un veicolo ed รจ poi fuggito, con condizioni ancora ignote. Il 3 febbraio a Sant'Antonio di Mavignola si รจ ripetuto lo stesso copione, un altro animale investito e scomparso nel nulla.Poi sono arrivate le morti certe, una dopo l'altra, con una cadenza che non lascia spazio all'indifferenza. Il 4 febbraio ad Avio una femmina giovane ha perso la vita travolta da un treno; il 13 febbraio a Saone un maschio giovane รจ morto investito da un veicolo; il 14 febbraio a Tremalzo di Ledro un maschio adulto ha subito la stessa sorte; il 27 febbraio a Massimeno una femmina giovane รจ stata uccisa da un'auto. Sei episodi in un solo mese, quattro animali morti: una sequenza che non puรฒ essere liquidata come una serie di sfortunate coincidenze, ma che racconta qualcosa di strutturale nel rapporto tra la fauna selvatica e le infrastrutture che attraversano il territorio.Il Trentino รจ una provincia in cui il lupo รจ tornato a vivere con una presenza sempre piรน stabile e diffusa, ma le strade e le ferrovie che solcano le sue valli sono state progettate in un'epoca in cui nessuno si poneva il problema dei corridoi di dispersione della fauna selvatica.

Gli animali attraversano i tracciati asfaltati e i binari perchรฉ seguono percorsi istintivi che non riconoscono i confini imposti dall'uomo, e lo fanno spesso di notte, quando la visibilitร  รจ ridotta e la velocitร  dei veicoli rende ogni attraversamento un'incognita mortale. Sulle strade italiane nel solo 2026 sono giร  stati registrati almeno trenta lupi morti, quattro feriti o catturati e tre rilasciati dopo le cure, un dato nazionale che amplifica la portata del problema ben oltre i confini trentini.A questi dati va aggiunta la dimensione delle predazioni al bestiame, che nel solo febbraio ha prodotto sette episodi distribuiti tra i comuni di Madruzzo, Roncegno Terme, Vigolo Baselga, Tenno, Lardaro, Cavedine e Garniga Terme. I danni da lupo in Trentino erano giร  cresciuti del 35% rispetto all'anno precedente, con 151 episodi e 133.000 euro di importo complessivo nel 2025. In due dei sette episodi di febbraio erano presenti recinzioni elettrificate funzionanti che il lupo ha comunque superato, mentre in quattro casi non era presente alcuna protezione idonea: numeri che confermano come la prevenzione passiva, pur non garantendo l'inviolabilitร  assoluta, riduca sensibilmente il rischio quando รจ applicata con correttezza.

Quattro lupi morti in un mese non sono soltanto una perdita per una specie protetta, ma il sintomo di un sistema che non riesce ancora a costruire una convivenza vera tra la fauna selvatica e le attivitร  umane. Serve un approccio diverso: passaggi faunistici progettati sulle tratte piรน a rischio, segnaletica adeguata, velocitร  limitate nei tratti critici e una cultura della strada che consideri gli animali selvatici come parte integrante del territorio che attraversiamo. Finchรฉ le infrastrutture continueranno a ignorare la presenza del lupo, febbraio 2026 non sarร  un'eccezione, ma un appuntamento che si ripete.

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