GIUGNO 2026
elisa colavitti - udine - italia
Cronache sugli animali dal Friuli e dal mondo // Facebook: Elisa Colavitti Pro Animali-Udine// 1° Blog: casaborrelli-colavitti.blogspot.com// 2° Blog: casaborrellicolavitti.blogspot.com
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25ENERGIE RINNOVABILI SONO UN DISASTRO
23RICORDIAMO OLIVER - A META' FRA UMANO E SCIMMIA
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Nel decennio del 1970, è apparso al mondo uno scimpanzé sorprendente: assomigliava moltissimo all'essere umano tanto che in molti lo chiamavano "umanzè". Ma questa sua caratteristica lo avrebbe condannato a un vero e proprio inferno e la sua vita sarebbe precipitata vertiginosamente. Ricordati di seguirci sul nostro canale per sostenerci:
22AVELLINO - 62 CINGHIALI ABBATTUTI, DICONO PER TUTELA DELLA SICUREZZA PUBBLICA
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20LUCCIOLE IN VIA DI ESTINZIONE
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19LINCE INVESTITA A CHIUSAFORTE - E' LA PRIMA IN ITALIA
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18DICE BRUNO BOZZETTO: E' CANNIBALISMO CIBARSI DI ANIMALI
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Film e disegni per far riflettere la gente
Dissociazione psicologica: mangiare maiali, pecore e i cani no.
17NO AL TAGLIO DELL'ERBA
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12UNA FEMMINA GIOVANE DI LINCE INVESTITA A CHIUSAFORTE
GIUGNO 2026
11IL GORILLA PENSANTE, NOSTRO ANTENATO
GIUGNO 2026
Vedo semplicemente un nostro antenato.
Mi dispiace pero che non sia libero nel suo ambiente.
Kiyomasa, star dello zoo di Higashiyama, a Nagoya, in Giappone, è stato ripreso in una posa "umana": seduto in disparte, lo sguardo perso nel vuoto e un'espressione corrucciata da "filosofo"
10 ANATROCCOLI SALVATI DAI VIGILI DEL FUOCO
GIUGNO 2026
Roggia del laghetto di San Giorgio a Pordenone
La brutta scena si è consumata sotto gli occhi di alcuni residenti, come il cittadino pordenonese che ha voluto documentare con un video il successivo intervento dei vigili del fuoco che ne ha permesso il salvataggio. Tuttavia non si tratta di un caso isolato e il lieto fine non è scontato. Ora si chiede di porre rimedio a questa situazione, con accorgimenti che permetterebbero ai piccoli esemplari di continuare a nuotare.
La conformazione del lago con la spinta delle correnti ha portato i piccoli di Germano reale ad avvicinarsi troppo alla griglia finendo per essere inghiottiti. Eppure non servirebbe una grande opera ingegneristica per evitare tutto ciò. «Basterebbe qualche accorgimento per far sì che i piccoli siano trattenuti all’interno del laghetto e possano così sopravvivere», spiega il cittadino residente della zona, precisando che gli animali appena nati non riescono a superare la seconda settimana di vita.
«Ritengo anche che quello specchio d’acqua richieda manutenzione per rendere un piccolo gioiello di Pordenone un luogo dove transitare e ammirare la natura tutta, fatta di una fauna e una flora molto particolare». La mobilitazione e le segnalazioni possono fare molto. Il caso della cornacchia ne è la dimostrazione. Ma se per l’uccello, secondo alcuni uccellaccio malefico, pesava l’“accusa” di attentare all’incolumità delle persone, per i piccoli anatroccoli non c’è niente che possa giustificare una fine precoce ed evitabile come quella a cui vanno incontro nel laghetto. Chi ha segnalato il caso, spera che serva a smuovere le acque.
9.6.2026 Messaggero Veneto
9IL GATTINO "LEONE" E' STATO CREMATO
GIUGNO 2026
6IL TAR SOSPENDE ORDINANZA ABBATTIMENTO CORNACCHIA
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5PORDENONE- SITUAZIONE SULLA CRNACCHIA
GIUGNO 2026
Le verifiche effettuate oggi hanno confermato la presenza del nido e dei pulli, ancora dipendenti dai genitori.
Noi crediamo che questa cornacchia e i suoi piccoli debbano vivere e che ogni possibile alternativa debba essere valutata prima di procedere a un intervento irreversibile .
Prendiamo la foto da Kristian Mazzu ringraziando gli attvisti di Meta che sono sul posto
dalle prime ore del mattino.
L'animale non e` per niente aggressivo come si vede anche nei video girati da loro.
Una Mamma che fa quello che tutte le mamme devono fare.
DIFENDERE I SUOI FIGLI.
NESSUNO LA DEVE TOCCARE .
GRAZIE RAGAZZI
Restano ignare le sorti dei cuccioli se si possono spostare oppure no.
Non riusciamo a capire come si possa permettere una cosa del genere.
Con tutta la mobilizzazzione che c'e` stata , per colpa di 4 che hanno subito degli" attacchi" ( ancora tutto da verificare ) uccidono una mamma .
Siamo alla follia piu` assoluta .
Se succede questa cosa possiamo dire addio a tutte le tutele x gli animali se poi riescono ad uccidere una mamma innocente che non ha fatto nulla di male .
Non riuscire a capire che un uccello ( non stiamo parlando dei delinquenti che continuano a mettere ferro e fuoco le citta' ma x loro nessuna ordinanza ) una mamma che sta solo proteggendo dei figli e che si fa?
Si uccide
Quando parliamo di meteorite che arriva presto sulle nostre teste c'e` lo siamo propio meritati.
Nucleo Laika Animalisti Genova
4GRIFONI DEL CORNINO AVVELENATI
GIUGNO 2026
Sei grifoni sono stati trovati morti in Austria dopo essere stati avvelenati dal carbofurano, un potente pesticida vietato dal 2008 in tutta l’Unione Europea per la sua estrema tossicità. Un settimo esemplare, recuperato in condizioni gravissime, è invece riuscito a sopravvivere grazie alle cure ricevute in un centro di recupero per la fauna selvatica.
Il caso, avvenuto nella valle del Lesach, tra i Comuni di Untertilliach, in Tirolo, e St. Lorenzen, in Carinzia, è considerato il più grave episodio di avvelenamento di rapaci registrato in Austria negli ultimi anni. Quasi certamente, tutti gli esemplari coinvolti provenivano dalla colonia friulana della Riserva naturale regionale del lago di Cornino, nel Comune di Forgaria nel Friuli.
A confermare la causa della morte sono state le analisi effettuate dall’Università di Medicina Veterinaria di Vienna e dall’Università Ludwig Maximilian di Monaco. Il carbofurano è una sostanza estremamente pericolosa: può agire per contatto, inalazione o ingestione e provocare la morte anche in quantità minime.
Il ritrovamento delle carcasse in un’area piuttosto circoscritta ha fatto subito pensare a un avvelenamento. L’episodio è stato condannato con forza da BirdLife Austria, WWF e Vulture Conservation Foundation, che hanno chiesto la collaborazione della popolazione per riuscire a risalire ai responsabili della diffusione del pesticida.
“È molto probabile che tutti i grifoni avvelenati appartenessero alla colonia friulana, considerato che i suoi componenti si spostano regolarmente nel settore alpino, spingendosi fino alle Alpi austriache per la ricerca del cibo”, ha spiegato Fulvio Genero, direttore scientifico della Riserva di Cornino.
Due degli avvoltoi erano marcati con anelli che ne attestano la provenienza dal sito protetto friulano. Uno di loro era Acale, nato nel 2014 nelle voliere della Riserva e liberato il 5 settembre dello stesso anno. La sua storia racconta bene la capacità di questi rapaci di coprire distanze enormi: tredici giorni dopo la liberazione era stato fotografato a Genova, un mese più tardi sorvolava i Pirenei e poi la Spagna centrale, prima di rientrare stabilmente nella colonia di Cornino.
Il secondo esemplare marcato è l’unico sopravvissuto. Probabilmente aveva ingerito una quantità più ridotta di veleno ed è stato trovato in difficoltà in un fiume. Dopo il recupero e le cure, si è ripreso rapidamente ed è già stato rimesso in libertà.
Proprio questo grifone si è rivelato fondamentale per ricostruire quanto accaduto. L’animale era stato catturato nella Riserva di Cornino nel 2019 nell’ambito di un progetto internazionale di ricerca coordinato dall’Università di Udine ed era dotato di una radio satellitare. I suoi spostamenti, documentati dal professor Stefano Filacorda, hanno permesso di stabilire che, il giorno dell’avvelenamento, il grifone era partito dal Friuli, aveva sorvolato le zone di confine e poi era sceso di quota fermandosi nel punto in cui sarebbe avvenuto il contatto con il veleno. Un elemento ritenuto decisivo per le indagini in corso, perché consente di collocare con precisione il luogo e il momento dell’avvelenamento.
Secondo gli esperti, non è escluso che altri rapaci possano essere stati colpiti dalla stessa sostanza senza essere ancora stati individuati. A preoccupare è anche il periodo dell’anno in cui l’episodio si è verificato: molti degli esemplari morti erano adulti e la stagione è quella della nidificazione.
La morte dei grifoni potrebbe quindi avere conseguenze anche sui giovani ancora nei nidi, che rischiano di non sopravvivere se il partner rimasto solo non è in grado di proteggerli e alimentarli. Un danno gravissimo per una specie simbolo del lavoro di conservazione portato avanti da anni nella Riserva di Cornino e nell’intero arco alpino.











