GIUGNO 2026
Fermiamoli!
Scendiamo in piazza per dire NO al DDL Caccia Selvaggia voluto dal governo Meloni, un governo che continua ad attaccare la natura e la biodiversità.
Domani, 17 giugno, alle ore 12:00
Piazza della Rotonda (Pantheon), Roma
Siamo di fronte a un provvedimento dall’estrema gravità.
La tutela della fauna e dell’ambiente in Italia rischia di subire un nuovo e pericoloso arretramento a causa del DDL 1552, un testo scritto per soddisfare le richieste delle lobby venatorie e caratterizzato da numerose criticità.
Questo disegno di legge mette a rischio la biodiversità e la sicurezza pubblica.
Le norme che la destra vuole approvare riporterebbero il nostro Paese indietro di decenni, verso una caccia sempre più estesa e aggressiva, consentita persino nelle foreste demaniali, nelle spiagge, nei valichi montani e sui terreni innevati.
Il testo prevede inoltre l’aumento delle specie cacciabili, includendo ad esempio l’oca selvatica e il piccione tra gli animali destinati all’abbattimento, oltre al declassamento del livello di protezione del lupo.
Altre specie che si aggiungerebbero a quelle oggi già cacciabili, come ad esempio tra le altre il capriolo o la lepre.
È il momento di far sentire la nostra voce con ancora più forza e di fermare questo provvedimento pericoloso.
Ti aspettiamo in piazza!
Difendiamo insieme la natura, la fauna selvatica e il futuro del no
DALL'UNIONE EUROPEA AL PAPA, DAL CONSIGLIO D'EUROPA AI CITTADINI, UN APPELLO ALLA MAGGIORANZA: NO AL DDL CACCIA
Un ultimo appello ai senatori della maggioranza affinché fermino il DDL 1552, ribattezzato dalle associazioni ambientaliste e animaliste “Caccia Selvaggia”, il provvedimento che modifica profondamente la legge 157 del 1992 sulla tutela della fauna selvatica e sull’attività venatoria.
L’Ente Nazionale Protezione Animali chiede ai senatori e parlamentari un’assunzione di responsabilità nei confronti del Paese, della biodiversità, della sicurezza dei cittadini e del rispetto delle norme nazionali ed europee.
«Non si tratta semplicemente di essere favorevoli o contrari alla caccia», dichiara Enpa. «Sui senatori grava oggi una scelta che avrà conseguenze concrete sulla vita delle persone, sulla tutela della fauna selvatica, sulla fruizione degli spazi pubblici e sul rispetto della Costituzione. Senza dimenticare il rischio di procedure d’infrazione europee che potrebbero tradursi in pesanti sanzioni economiche a carico dell’intera collettività».
Negli ultimi mesi il provvedimento ha suscitato forti critiche da parte delle principali associazioni ambientaliste e animaliste, oltre a rilievi da parte della Commissione europea e del Consiglio d’Europa. Preoccupazioni che si aggiungono ai richiami più volte espressi da Papa Francesco sulla necessità di tutelare il creato e la biodiversità.
«Vorremmo ricordare ai senatori, e in particolare alle componenti più moderate della maggioranza, alcuni dei contenuti più controversi del DDL 1552», prosegue Enpa. «Il testo prevede l’estensione delle aree interessate dall’attività venatoria, con la possibilità di esercitare la caccia anche in contesti particolarmente frequentati dai cittadini; attribuisce maggiori poteri alle Regioni nella definizione dei calendari venatori; ridimensiona il ruolo scientifico di ISPRA; interviene sulle sanzioni per il bracconaggio e riapre alla cattura di uccelli destinati a essere utilizzati come richiami vivi, una pratica che riteniamo crudele e incompatibile con la sensibilità moderna verso gli animali».
Secondo l’associazione, si tratta di disposizioni che sollevano rilevanti criticità sia sotto il profilo della compatibilità con il diritto europeo sia rispetto ai principi costituzionali di tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi.
«L’elenco delle criticità è molto più ampio», conclude ENPA. «Per questo continuiamo a rivolgere un appello a tutti i senatori affinché esprimano voto contrario al provvedimento. Rinnoviamo inoltre il nostro invito alle personalità e agli esponenti politici che hanno a cuore il rispetto delle istituzioni, dell’Europa e della tutela della natura, a partire da Stefania Craxi, Rita Dalla Chiesa e Marina Berlusconi: fermare il DDL 1552 significa difendere il patrimonio naturale del Paese, la sicurezza dei cittadini e la credibilità dell’Italia in Europa».