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32 DISCUSSIONE AL SENATO DEL DDL CACCIA

GIUGNO 2026


Nell’antica Grecia l’idiotes era colui che metteva i propri interessi privati al di sopra del bene comune, disinteressandosi della vita della comunità. Da qui nasce il significato moderno di “idiota”: chi agisce senza comprendere le conseguenze delle proprie azioni.
Ed è proprio per questo che considero questo disegno di legge un’autentica idiozia.
Perché va ostinatamente nella direzione opposta rispetto al buon senso, alla scienza, alle norme europee e internazionali e, soprattutto, al sentimento della stragrande maggioranza degli italiani. È un provvedimento costruito per soddisfare gli interessi di una piccola minoranza, mentre il nostro patrimonio naturale appartiene a tutti.
Ci raccontano che serve a tutelare la biodiversità. Ma come si può parlare di tutela quando si incentivano pratiche come quella dei richiami vivi?
Piccoli uccelli vengono catturati, rinchiusi per mesi in gabbie anguste e privati della libertà. Quando arriva la stagione venatoria vengono esposti all’aperto: il loro canto, frutto dello stress e della sofferenza, richiama altri uccelli liberi che si avvicinano. Ed è proprio in quel momento che il cacciatore spara.
Questa sarebbe la gestione della biodiversità? No. È soltanto un gioco che utilizza esseri viventi come strumenti e bersagli. In questi trent’anni l’uomo non ha protetto la natura: l’ha impoverita, ha distrutto habitat, alterato ecosistemi e compromesso equilibri delicatissimi. Per questo oggi l’Europa ci chiede di fare esattamente il contrario di ciò che propone questo DDL: ripristinare gli ecosistemi e aumentare le popolazioni di specie selvatiche.
Il Regolamento europeo sul ripristino della natura impone all’Italia di incrementare progressivamente l’indice degli uccelli delle zone agricole: +10% entro il 2030, +20% entro il 2040 e +30% entro il 2050. Come pensiamo di raggiungere questi obiettivi continuando ad ampliare le possibilità di abbattimento?
E poi c’è il tema delle tradizioni. Non tutto ciò che è tradizione merita di essere conservato. Nel passato si negava il diritto di voto alle donne, si perseguitavano le presunte streghe, si accettavano pratiche che oggi consideriamo inaccettabili. La civiltà evolve proprio perché è capace di distinguere ciò che va custodito da ciò che deve essere superato.
Anche la pratica della caccia deve essere guardata con onestà. Se qualcuno ama il tiro a segno, esistono i poligoni e il tiro a piattello. Non c’è alcuna necessità di trasformare animali vivi in bersagli.
Questo disegno di legge è stato contestato dalle associazioni ambientaliste, è stato richiamato dalla Commissione europea per il rischio di violazione delle direttive comunitarie, entra in conflitto con la Convenzione di Berna, con la Direttiva Habitat, con la Direttiva Uccelli e con l’articolo 9 della nostra Costituzione, che tutela ambiente, biodiversità ed ecosistemi.
Persino la Santa Sede ha ribadito che la tutela del creato è un dovere morale e che il rispetto della natura rappresenta una responsabilità collettiva. Per questo rivolgo un appello anche a chi siede tra i banchi della maggioranza e vive questa scelta con disagio. C’è ancora tempo per fermare quello che considero uno dei più gravi attacchi alla natura degli ultimi anni. La fauna selvatica non è un bersaglio. È un patrimonio comune. Difenderla significa difendere anche noi stessi.





DDL VERGOGNOSO, TRADISCE LA COSTITUZIONE E L’INTERESSE GENERALE
Il ddl parla di tutela quando fa esattamente il contrario. L’Unione europea ha già acceso un faro su questo testo, inviando al governo una lettera di avvertimento che la maggioranza ha preferito tenere nascosta. Si tratta di rilievi che riguardano l’estensione del periodo venatorio, l’uso dei dispositivi ottici, la liberalizzazione dei richiami vivi e perfino la caccia sulle spiagge. Dov’è l’interesse generale? Non lo vediamo. Vediamo soltanto la volontà di favorire una piccola lobby, ignorando la contrarietà della maggioranza dei cittadini e mettendo il Paese a rischio di nuove sanzioni europee. È una scelta sbagliata e vergognosa che continueremo a contrastare con ogni mezzo




“Il ddl 1552 non è una riforma della caccia, ma un tentativo di stravolgere l’equilibrio costruito dalla legge 157”. Le opposizioni attaccano duramente il provvedimento sulla caccia che ha superato un passaggio chiave in Senato con il respingimento delle pregiudiziali di costituzionalità.