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Ristorante vegano La Libellula - Via Vittorio Veneto, 28/a - UDINE (dietro il Duomo)







Cucina esente da crudeltà animale!
                                                                             

                                                                               


Piatti dai sapori unici, 

gustosi e leggeri. 

Prodotti Km 0 e/o Biologici

Ambiente luminoso e curato.

Personale attento e cordiale.








La Libellula
Udine centro
Sotto i portici di Via Vittorio Veneto al n. 28/a
Dietro il Duomo di Udine










www.lalibellula.org
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Nel cividalese un rifugio per animali salvati e accuditi da Rita

Marzo 2018

Rita Zamarian ha creato un rifugio nel Cividalese: «A Pasqua lotto per fare in modo che non vadano al macello»

La sua missione è salvare gli animali: la battaglia della signora degli agnelli

A Udine, da marzo a ottobre, campagna anti-proliferazione colombi

Marzo 2018

Anche per l’anno 2018 l’amministrazione comunale ha programmato una campagna di contenimento della proliferazione di colombi urbani al fine di limitarne il numero di presenze e per il decoro urbano.

Colombi, campagna anti-proliferazione

A Tarvisio ritorna il gatto selvatico

Marzo 2018

Nelle ultime settimane accertata la presenza di sei esemplari. L’esperto: dopo la lince, un’altra importante ricomparsa

A Tarvisio ritorna il gatto selvatico

La Regione FVG salva il ranocchio ululone e il torrente Leale

Marzo 2018

L’ululone dal ventre giallo è una specie molto rara che vive nel torrente Leale. Per salvarlo la Regione ha approvato l’iter per l’istituzione di un biotopo protetto



Le centraline non si fanno: il ranocchio salva il torrente

Fonte: Messaggero Veneto

Torviscosa, presentata denuncia contro ignoti per il capriolo trovato ucciso.


Marzo 2018

L'animale è stato trovato nella Bassa dalla guardie venatorie: scattata la denuncia

La caccia è chiusa, ma qualcuno uccide i caprioli

A Udine denunciati i proprietari per l'abbandono di cinque cuccioli.

Marzo 2018


Ritrovati per strada, nella zona di via Riccardo di Giusto. I cagnolini, appena nati, sono stati affidati a un’associazione 

Udine, cuccioli abbandonati per strada in un sacchetto dell'immondizia




Lieto fine per una cerva a Forni Avoltri (Udine)

Marzo 2018

Stremata e affamata era rimasta impigliata in una rete

Cerva tratta in salvo dai Forestali

Fonte: Messaggero Veneto

Triste epilogo per un capriolo di Prato Carnico

Capriolo ferito soccorso con lo spazzaneve

Marzo 2018
La bestiola è stata trovata sulla statale 456, purtroppo è morta a causa delle fratture

Riserva di cicogne e ibis eremita a Fagagna (Udine)

 Marzo 2018
Fagagna, sos cicogne: "Sostenete l’Oasi, rischia di svuotarsi"


L'allarme è stato lanciato dal presidente della riserva Enzo Uliana. L’obiettivo è mantenere popolosa la colonia stanziale. La riserva, nata nel 1989, vive grazie al lavoro dei volontari, a un contributo del Comune di Fagagna e con il ricavato dalle offerte e di quanto corrisposto dai visitatori mediante gli ingressi

Fagagna, sei giovani cicogne hanno preso il volo

Sono state liberate all’Oasi dei Quadris. I bambini hanno scelto i nomi dei volatili
Fonte: Messaggero Veneto
Fonte: Messaggero Veneto


Trovato a Salerno, Alvin è tornato a casa



Un viaggio in treno da incubo per l’ibis eremita impallinato dai cacciatori




Sentenza di condanna per i trafficanti di cuccioli

Traffico di cuccioli, due condanne

Inflitte ai trasportatori. La Lav: «Va punita anche la ditta di spedizioni»

                             



























Fonte: Messaggero Veneto 15.2.2018


Anche a Pontebba si garantisce la sicurezza degli animali

Dissuasori per la fauna selvatica

Completata l’installazione delle attrezzature per evitare gli incidenti





Menù anche vegano nelle mense delle scuole elementari e medie di Udine


Menù vegano o religioso per 560 ragazzi delle scuole udinesi







Oltre il 13% degli iscritti ha chiesto diete speciali.


L’assessore comunale all’Educazione Basana: lavoriamo per garantire la massima qualità.





























Fonte: Messaggero Veneto  6 febbraio 2018

Un bracco di due anni muore nel rogo di casa

Febbraio 2018

Incendio in casa, muore il cane

Lusevera (Udine), il rogo è divampato mercoledì sera rendendo inagibile l’immobile

Nel rogo è purtroppo morto il cane di famiglia, un bracco di due anni circa. L'animale, al momento del divampare delle fiamme, si trovava all'interno dell'abitazione, che era stata dotata comunque di un sistema per permettergli di entrare e uscire. Sfortunatamente le fiamme hanno avuto origine proprio nella zona da dove il cane avrebbe potuto uscire dall'abitazione.

Un libro sulla presenza degli orsi in Friuli

Febbraio 2018

Storie e itinerari friulani alla scoperta degli orsi

Sarà presentato venerdì 2 febbraio a Buja il volume che fonde le ricerche dello studioso Filacorda e le fotografie scattate da Menis
Fonte: Messaggero Veneto

"Gli orsi in Europa non attaccano l'uomo, e se esprimono aggressività questa è a causa della paura o del senso di minaccia"



L'aquila reale a Forgaria nel Friuli


L’aquila reale è tornata nella Riserva di Cornino

Forgaria (Udine): un esemplare è stato individuato mentre si cibava nel carnaio Il direttore scientifico Genero: l’ultimo avvistamento risale a un anno fa

E' stato imbalsamato l'orso di Tarvisio

Gennaio 2018

TARVISIO (Udine)
E' stato imbalsamato l’orso della Foresta di Tarvisio morto investito la notte del 30 ottobre 2017 in Carinzia. 
Per la identificazione, l'orso è stato studiato dal punto di vista genetico nei laboratori dell’Università di Vienna. 
È stato accertato che si trattava di un individuo di circa 5 anni di età, identificato geneticamente e codificato con il nome di Ktn-09.

Leo ha aspettato per giorni il padrone fuori dell'ospedale

Gennaio 2018
TOLMEZZO (Udine)
Una coppia inseparabile quella di un pensionato e un meticcio di dieci anni di nome Leo. E quando il suo padrone ha avuto problemi di salute che ne hanno determinato un ricovero, Leo, dopo aver accompagnato il padrone, ha atteso pazientemente che lo dimettessero.

Come nella storia del noto cane Hachiko, la gente ha cominciato a portargli qualcosa da mangiare. Ma questa volta la storia ha avuto un lieto fine, il padrone è stato dimesso e Leo è ritornato a casa.

Leggi anche:
Cane veglia il padrone morto nella scarpata


Traffico illecito di felini pregiati



certosino
TRIESTE
Un ucraino è stato sanzionato per decine di migliaia di euro per aver violato le norme che regolano gli scambi commerciali di cani e gatti tra i Paesi dell'Unione europea. 



L'uomo era alla guida di un'auto con targa polacca ed è stato fermato dalla guardia di finanza al valico di Fernetti. 

scottish fold

I dieci cuccioli di gatto di razza pregiata, ritrovati stipati all'interno della vettura, verranno dati in adozione.  



Vegan: cosa significa




Per condividere o scaricare il video: TV Animalista

Dissuasori luminosi per evitare gli investimenti degli animali selvatici

Dicembre 2017

Gli addetti al recupero delle carcasse degli animali selvatici (cinghiali, caprioli),  investiti lungo alcune strade provinciali friulane, parlano di «situazione estremamente seria» e di «gravi pericoli per la pubblica sicurezza». 
Ad aggravare il problema è l'assenza di illuminazione pubblica e la presenza dei rettilinei che inducono gli automobilisti  a correre nonostante vi sia il limite di 70 all'ora e l’apposita cartellonistica
Come possibile soluzione, da attuare nel territorio dove vi è maggiore presenza di questi animali, si sta pensando di applicare dei dissuasori luminosi che riflettendo la luce dei fari dei veicoli in transito si trasformano in una sorta di allarme per gli animali.
FONTE: Messaggero Veneto

Si cerca il proprietario del pitone birmano

Dicembre 2017


Pitone di 4 metri trovato sul greto del Tagliamento
Spilimbergo: allertato da una telefonata, il personale del Corpo forestale regionale è giunto sul posto dove ha trovato l'animale morto


SPILIMBERGO. È un mistero il ritrovamento di un lungo serpente, un pitone, avvistato da un escursionista nella serata di martedì non lontano dall'istituto d'istruzione superiore “Il Tagliamento”, nell'area golenale del fiume compresa fra le municipalità di Spilimbergo e Dignano.
Un esemplare molto grande di circa 4 metri di lunghezza, con le caratteristiche striature bruno-grigiastre e macchie quadrangolari di colore bruno con sfumature che vanno dal color crema al dorato tipiche del pitone birmano.
Si tratta di una specie nativa delle regioni meridionali del continente asiatico e, come sia finito in riva al Tagliamento, è difficile da spiegare: di certo, il rettile, dalle grandi dimensioni ma non velenoso, è stato rinvenuto morto in un sito utilizzato in maniera inappropriata per l'abbandono dei rifiuti.
A recuperarlo nella mattinata di mercoledì, 20 dicembre, dopo averne avuto segnalazione dalla Polizia locale di Spilimbergo cui l'escursionista si è rivolto, sono stati gli agenti del Stazione del Corpo forestale regionale, con sede a Borgo Ampiano di Pinzano al Tagliamento.
Impossibile capire se il proprietario del serpente se ne sia disfatto quando il pitone era ancora vivo, facendolo morire a causa delle basse temperature registrate in questi giorni, o se l'animale sia deceduto in casa e successivamente sia stato abbandonato.
Come spiega Paolo Benedetti, funzionario del Corpo Forestale Regionale di Udine “ insieme ai carabinieri del nucleo Cites di Trieste stiamo cercando di capire da dove potesse arrivare l’animale che non era morto da tanto tempo (anche questo da accertare) e sul suo corpo non sono stati segni apparenti di ferite”.
“In provincia di Pordenone si tratta del primo ritrovamento del genere mentre in altre zone della regione, in provincia di Gorizia, per esempio sono stati trovati individui vivi e, in alcuni casi anche morti” ammette Benedetti. Il singolare ritrovamento ha suscitato parecchia curiosità, amplificata dal fatto che le foto del recupero del rettile in poche ore hanno fatto il giro del web.
A togliere ogni dubbio che si tratti proprio di un pitone birmano è un lettore del Messaggero Veneto, profondo conoscitore di questo genere di animali, il quale viste le dimensioni, suppone possa trattarsi una specie femminile.
Di certo, secondo l'esperto, si tratta di un rettile che, per le temperature rigide, soccomberebbe nel giro di poche ore all'addiaccio. Molto più probabile che sia morto prima di essere abbandonato. “Per detenere questi animali, iscritti all'appendice 2 della Cites, è obbligatorio avere un documento rilasciato dall'allevatore o da chi lo ha ceduto.
Nel documento, viene tracciata la storia dell'animale, dalla nascita agli eventuali passaggi da un proprietario all'altro. La Cites impone che tutti gli esemplari siano nati in cattività, da genitori in cattività, ma per il pitone il microchip non è d'obbligo come lo è

invece per altri serpenti” chiarisce l'esperto.
Stando così le cose, pare davvero difficoltoso, riuscire a risalire al proprietario. Adesso la carcassa del serpente si trova a disposizione delle autorità preposte nella cella frigo della stazione forestale di Pinzano al Tagliamento.

21 dicembre 2017

Pitone a Dignano, si cerca il proprietario
Qualcuno ha proposto una taglia per risalire a chi ha abbandonato l’animale ritrovato morto

23 dicembre 2017

DIGNANO. Ha suscitato curiosità e non poca indignazione quella che qualcuno ha simpaticamente già battezzato come una “snake news”, ovvero la notizia del ritrovamento di un esemplare di pitone femmina di circa quattro metri, che è stato avvistato da un escursionista nella serata di martedì non lontano dall’istituto d’istruzione superiore “Il Tagliamento” , nell’area golenale del fiume tra i territori comunali di Spilimbergo e Dignano. La normativa impone che gli esemplari siano nati in cattività, da genitori in cattività, ma per il pitone il microchip non è d’obbligo come per altri serpenti. Stando così le cose pur di risalire al proprietario c’é persino chi lancia la proposta di una “taglia” purché l’autore del gesto non resti impunito. Il rettile, un pitone birmano, è stato rinvenuto morto in un’area solitamente utilizzata per gli abbandoni abusivi di rifiuti.

A recuperarlo nella mattinata di mercoledì – successivamente alla segnalazione dell’escursionista alla polizia locale di Spilimbergo – gli agenti del Corpo forestale regionale, con sede a Borgo Ampiano di Pinzano. Impossibile capire se il proprietario del serpente se ne sia disfatto quando il pitone era vivo, facendolo morire a causa delle basse temperature di questi giorni, o se l’animale sia deceduto in casa e poi sia stato abbandonato. La carcassa del rettile si trova ora a disposizione delle autorità nella stazione forestale di Pinzano e, nonostante le indagini siano in corso, che si possa arrivare ad identificare l’autore di questo singolare abbandono risulta piuttosto complicato a detta degli stessi addetti ai lavori. Le norme internazionali

che regolano il commercio delle specie minacciate di estinzione (Cites) contemplano che chi detiene questo genere di animali sia obbligato ad essere in possesso di un documento rilasciato dall’allevatore o da chi lo ha ceduto. Nel documento, viene tracciata la storia dell’animale.





FONTE: Messaggero Veneto
FONTE: Messaggero Veneto


Sequestrati 65 cagnolini sull'autostrada A23

Dicembre 2017

Un uomo e una donna, entrambi pregiudicati, sono stati denunciati per traffico illecito di animali da compagnia e multati per 70mila euro dalla polizia stradale di Amaro. 
I due  sono statti fermati mentre viaggiavano sull'autostrada Udine-Venezia. All'interno della vettura con targa polacca sono stati trovati 65 cuccioli di cane di varie razze in condizioni precarie. Alcuni non hanno un mese di vita. 
I cuccioli verranno dati in affido a chi si impegna a prestare le necessarie cure. FONTE: Il Gazzettino

Spot sui bus di Udine contro carne e latte

Dicembre 2017
Sui bus di Udine spunta lo spot contro carne e latte
Campagna animalista del comitato “Gadda” con pannelli sulle fiancate dei mezzi pubblici. «Se i macelli avessero le pareti di vetro saremmo tutti vegetariani»

18 dicembre 2017


UDINE. Un maiale nei locali di un macello con lo sguardo terrorizzato. Un vitellino e una mucca, in attesa di essere separati per sempre. Anche dalla morte. Immagini forti, accompagnate da frasi altrettanto d’impatto.
«Se i macelli avessero le pareti di vetro saremmo tutti vegetariani» dice il primo manifesto citando Lev Tolstoj. «Il latte che bevi era per me» “urla” il secondo.
Lo sguardo degli udinesi, nei prossimi giorni, non potrà non cadere sui panelli affissi alle fiancate di alcuni autobus. Per catturare l’attenzione e informare i cittadini sulle condizioni degli animali allevati in modo intensivo, il Gruppo attivo in difesa diritti animali (Gadda) ha ripreso e rilanciato la campagna choc contro i macelli e contro il consumo del latte nata a Genova grazie alla Nala (Nuova associazione per la liberazione animale).

Il Gadda

«Il nostro comitato, composto da udinesi o residenti nelle zone limitrofe, si occupa della salvaguardia e della tutela dei diritti degli animali a 360 gradi – spiega Maurizio Di Qual, rappresentante della Gadda – . I temi su cui vogliamo sensibilizzare le persone sono molti, dagli abbandoni alle sperimentazioni sugli animali, dalle pellicce fino ai macelli».
Così, dopo il clamore suscitato dalla campagna organizzata tre mesi fa nella città ligure, il gruppo friulano si è attivato, grazie a una raccolta fondi, per l’acquisto di otto pannelli, quattro con immagini che sollecitano la contestazione ai macelli e quattro contro il consumo di latte.
Pubblici da giovedì scorso, saranno visibili per un mese, fino al 16 gennaio. «Molti vogliono tenere nascosti certi argomenti – aggiunge Di Qual – perché in regione abbiamo prodotti d’elité per quanto riguarda la lavorazione della carne. Per questo motivo il problema degli allevamenti intensivi è tenuto poco in considerazione».

I macelli

Sono molti i video realizzati da associazioni animaliste – come Animal Equality, organizzazione internazionale per la protezione animale – che girano sul web e che denunciano la sofferenza degli animali negli allevamenti intensivi. Cosa si vede esattamente? Non solo sporcizia e spazi inadatti.
Anche maiali maltrattati che nel macello vengono prima “storditi” con corrente elettrica sugli occhi, poi centrati con un colpo in testa (il cosiddetto proiettile captivo, ndr). «Quando mostri quello che accade le persone provano quasi fastidio – prosegue – , ma noi facciamo vedere solo quello che loro decidono di far fare ad altri. La gente è schifata e si chiede come sia possibile tutto questo: molti distolgono lo sguardo, altri decidono di cambiare idea». È una scelta di responsabilità: «Ognuno può decidere cosa fare».

Il consumo del latte

Mentre il tema dei macelli è quasi “inflazionato”, quello del consumo del latte è di certo meno trattato. «Non è un alimento “innocente” come si crede» dice ancora Di Qual.
Dietro all’industria del latte e dei derivati c’è la sofferta separazione di una “mamma” dal suo vitellino, che viene immediatamente allontanato e non beve una goccia del latte che “gli spetta”. «I vitellini sono chiusi in box singoli e in media dopo 40 giorni saranno macellati – spiega – . Le mucche saranno attaccate a mungitrici elettriche per poi venire sfruttate e trascinate, ormai senza forza, al macello».
Non è trascurabile l’aspetto etico e nemmeno quello della salute: «Studi dimostrano che il latte provoca osteoporosi e scompensi, anche ormonali».

L’esperto

Marta Ciani, nutrizionista con studio a Udine, suggerisce che sarebbe meglio limitare il consumo di carne e latte. «La carne rossa non andrebbe mangiata più di una volta alla settimana. Chi ha patologie di tipo oncologico dovrebbe proprio evitarla – precisa – . Per quanto riguarda il latte e i suoi derivati meglio non assumerne troppi: possono creare disturbi».
Ciò che manca, spesso, è la conoscenza di ciò che viene ingerito. «Se una carne dopo la cottura riduce le sue dimensioni della metà significa che è stata “gonfiata” – conclude la dottoressa – . Se le galline crescono in allevamenti intensivi, la carne bianca fa male quanto quella rossa: il problema è capirne l’origine».



FONTE: Messaggero Veneto

Sentenza: Michele Bodigoi dovrà risarcire 32 mila euro per l'uccisione di due cani

Dicembre 2017
Uccise due cani, condannato a 6 mesi
L’uomo, vicino di casa dei padroni degli animali, li risarcirà con 16 mila euro l’uno. La difesa: «Nessuna prova»


TORREANO. Fu lui a uccidere Marley e Akita, i due cani di grossa taglia trovati morti da una passante, la mattina del 9 maggio 2015, vicino al campo sportivo di Moimacco.
Lui che, sospettato fin dal primo momento dai proprietari degli animali, suoi vicini di casa, aveva sempre negato il proprio coinvolgimento nella loro scomparsa. E che, anche dopo il ritrovamento sul tappetino della propria auto di una macchia di sangue considerata compatibile con il Dna di una delle due vittime, aveva escluso essersi trattato di un abbattimento violento, come proposto dalla Procura, indicando la causa del decesso nell’ennesimo episodio di avvelenamento da prodotti dell’agricoltura.

La sentenza è stata pronunciata ieri. Michele Bodigoi, 45 anni, di Torreano, è stato condannato a sei mesi di reclusione, sospesi con la condizionale, oltre che al pagamento di 16 mila euro di danni l’uno ai padroni dei cani, entrambi meticci nati dall’incrocio di un lupo di razza cecosclovacca e di di una femmina di razza akita.
Ed entrambi freddati, in tesi accusatoria, dai colpi di un’arma da fuoco. Il processo è stato celebrato davanti al giudice monocratico del tribunale di Udine, Paolo Lauteri, con rito abbreviato. Il pm Maria Caterina Pace aveva chiesto 8 mesi di reclusione. Nell’aprile 2016 era stato il gip Daniele Faleschini Barnaba a dare una svolta al procedimento, respingendo l’istanza di archiviazione avanzata dalla Procura e disponendo l’imputazione coatta di Bodigoi, alla luce dell’esito delle analisi condotte dal Centro di referenza nazionale per la Medicina forense veterinaria, che aveva ricondotto a Marley il materiale biologico trovato nel suv dell’indagato.

Di verso completamente opposto la ricostruzione della difesa, rappresentata dall’avvocato Paolo Viezzi, che ha insistito per l’assoluzione piena del proprio assistito. «Sono molto curioso di leggere le motivazioni della sentenza, che impugneremo senz’altro – dice il legale –. Si contestava l’uccisione di due cani con esplosione di altrettanti colpi d’arma da fuoco, ma tutte le prove l’hanno esclusa come causa del decesso.
Era stata la stessa perizia a fare risalire la morte all’avvelenamento da concimi agricoli, verosimilmente un topicida. Modalità che, per l’appunto, provoca emorragie interne». Nè alcuna pregnanza, a dire della difesa, risulta avere il test del Dna. «La compatibilità è stata rilevata in termini di mera possibilità – ricorda Viezzi – e soltanto a un secondo esame, dopo che il primo l’aveva esclusa per la femmina e, vista la parentela tra i due cani, anche per il maschio».

Assistiti dall’avvocato Raffaele Conte e con lui costituitisi parte civile nel procedimento, i padroni di Marley e Nikita avevano sospettato subito di Bodigoi: più volte – avevano riferito ai

carabinieri di Cividale – il vicino aveva manifestato ostilità verso i cani, minacciando di ucciderli se li avesse visti ancora correre in mezzo ai campi. Cacciatore per passione, a seguito della denuncia l’uomo si era visto revocare il porto d’armi.


05 dicembre 2017







FONTE: Messaggero Veneto

La rogna in cinque anni ha ucciso 2500 ungulati

Dicembre 2017
Ampezzo, strage di caprioli e stambecchi nel parco
La denuncia del direttore della Riserva: la rogna ha ucciso quasi 2.500 capi in un quinquennio


AMPEZZO. Nel parco naturale delle Dolomiti friulane è strage di caprioli e stambecchi. A lanciare l’allarme è Gian Pietro Fachin direttore della Riserva di caccia di Ampezzo.
«In un quinquennio la rogna ha decimato stambecchi, da circa 500 capi a meno di una cinquantina, e camosci, qui i numeri sono più che preoccupanti ma si parla di oltre 2000 capi nel silenzio generale delle parti in causa e di quanti hanno per anni plaudito all’istituzione di questo obbrobrio».

Fachin si scaglia contro la gestione del parco «che nelle intenzioni avrebbe dovuto dare impulso all’economia montana con ripercussioni positive sul turismo e l’economia locale con massicce presenze di turisti, visitatori e curiosi».

Si dice convinto che solo degli animali presenti nel parco si è parlato poco, specialmente quando gli ultimi cinque anni «si è portato allo scoperto ciò che ormai si sta rivelando come un autentico flagello».

Il presidente della Riserva non è d’accordo con quanti, «presidenza, direzione, ente parco, Regione, servizio faunistico, corpo forestale, ambientalisti e veterinari nei convegni dopo grandi discussioni e ingenti mezzi per discutere sul tema arrivano alla conclusione che “la rogna è una malattia endemica e ciclica e la natura deve fare il suo corso”».

Oramai non si contano più le carcasse rinvenute lungo i sentieri e le zone limitrofe al parco «siamo stati invitati a spostarle per non toccare la suscettibilità dei frequentatori» perché la malattia non conosce i confini e si è trasferita anche all’esterno.

«I cacciatori non sono stati ascoltati nella predisposizione del Piano faunistico regionale che innalza in maniera abnorme i numeri obiettivo per la crescita della specie camoscio entro l’anno 2020».

La soluzione per Fachin è rappresentata dall’abbattimento degli animali malati. «Se a qualcuno fosse venuto in mente che la caccia è oltre che terreno di scontro di ambientalisti incompetenti che nonostante gli esigui numeri tengono in scacco la politica ambientale di un paese intero come l’Italia anche una forma seria di gestione, la cessione di quote di abbattimento dei capi in sovrannumero stimati dopo seri censimenti avrebbero portato nelle casse del Parco liquidità per centinaia di migliaia di euro senza dover dipendere dalla Regione per pagare stipendi e iniziative

a supporto del parco stesso.
Ma tutto ciò avrebbe toccato gli animi di tanti pseudo-amanti delle povere bestiole che è meglio veder morire fra atroci sofferenze che fare come nel resto dei paesi evoluti e renderli una fonte di ricchezza per il parco stesso».

03 dicembre 2017


Tutela del ranocchio dal ventre giallo


Area protetta per il ranocchio giallo
Per tutelare l’anfibio il Comune vuole chiedere alla Regione di creare un biotopo naturale

TRASAGHIS. Il ranocchio dal ventre giallo salverà il territorio naturale del torrente Leale. Se sarà così, dipenderà dalle risposte che arriveranno dagli enti preposti, ma quello che è certo è che l’ululone dal ventre nel consiglio comunale delle 20 di stasera.
Nel corso dell’assemblea civica è inserito il punto riguardante la richiesta alla direzione regionale competente di rendere l’area in cui scorre il torrente Avasinis un biotopo naturale, proprio per difendere quella specie di anfibio, oggi molto rara, tutelata e riconosciuta dalla comunità europea.
L’amministrazione comunale ha accolto la richiesta arrivata dalla Societas herpetologica Italica, con la quale si vuole difendere l’habitat in cui vive questo animale: «È un anfibio molto raro – spiega Tiziano Fiorenza, referente Shi –, pensavamo che quell’area fosse già sotto tutela vista l’importanza della specie di cui parliamo, che è molto antica. La creazione di un biotopo è anche un modo per proteggere quel territorio da possibili speculazioni».

Il torrente Leale è infatti interessato dalla richiesta di derivazione presentata agli organi competenti da parte di una realtà privata intenzionata a realizzare una centralina idroelettrica.

«Togliere l’acqua – spiega ancora Fiorenza – dalla forra del Leale significherebbe mettere a rischio l’esistenza dell’ululone, un anfibio che trova proprio nelle vasche che si sono formate nel letto del torrente, il luogo ideale per depositare le sue uova dove queste possono compiere tutto il ciclo: in questa condizione parliamo di specie pioniera. Allo stesso tempo, in quel luogo, è presente anche altra fauna ittica tra trote e bisce che ne risentirebbero con un intervento di quel tipo».

L’ululone dal ventre giallo è un piccolo anuro (anfibi senza coda nell’età adulta) in tutto simile a un rospetto caratterizzato da una pupilla cuoriforme. Il ventre di questo animale e colorato da vivaci macchie gialle, diverse per ogni singolo esemplare. Questa colorazione avverte l’aggressore che il rospetto secerne una sostanza, la bufalina, irritante ed ustionante per le mucose.
Tale sostanza è tuttavia del tutto innocua per l’uomo. L’ululone dal ventre giallo è una specie in forte rarefazione in tutta Europa e per tale motivo inserito negli allegati II e IV della Direttiva Habitat che

individua quelle specie a maggior rischio di estinzione continentale. La forra del Leale è già stata individuata nel 2016 come Area di rilevanza erpetologica nazionale dalla commissione conservazione della Societas Herpetolgica Italica.


30 novembre 2017


Fonte: Messaggero Veneto

Sulla provinciale Udine - Povoletto tre automobilisti recuperano un labrador vagante

30 Novembre 2017

Verso le 17,30 di oggi mentre stavamo per rientrare in casa, tre persone con un cane nero si sono avvicinate chiedendoci se quel cane fosse nostro. Lo avevano raccolto in strada nell'incrocio vicino la nostra via. Il cane, un labrador adulto, non aveva collare e risultava difficile trattenerlo per questo motivo le persone ci chiedevano se per caso avessimo un collare da prestare in attesa che arrivassero i cinovigili. (che tra l'altro erano già stati chiamati da circa mezz' ora). Vista la situazione, freddo, buio, cane tendente a scappare, la soluzione migliore l'abbiamo subito trovata cioè far entrare il cane nel nostro giardino recintato. Detto, fatto. Uno dei "salvatori" informava subito i cinovigili della nostra disponibilità comunicando nostro nome, via e telefono. Saluti e ringraziamenti da parte delle tre persone. 
Passa il tempo e alle 17,52 arriva una chiamata dei cinovigili. Non trovano la nostra casa, nonostante le indicazioni del navigatore. Dato quindi indicazioni. Ore 18,02, niente, non ci trovano. .Nel frattempo arriva in bicicletta a casa nostra il proprietario del cane, giunto su indicazione dei cinovigili. Alle 18,15 ancora nessuna traccia dei cinovigili che, anche se il cane è stato recuperato dal padrone, devono comunque presentarsi per verbalizzare. Mio marito ed io rientriamo in casa, il proprietario rimane fuori in attesa... 
In conclusione, tralasciando di fare commenti sui tempi d
'attesa, voglio far presente che le 3 persone non erano insieme ma singoli automobilisti che si erano fermati per prestare soccorso al labrador. Beh, un buon segno di civiltà

Chiedono pietà per Ettore, il montone rapito a Pozzuolo

Novembre 2017
Rapito Ettore, montone-mascotte di Pozzuolo

POZZUOLO. Hanno rapito Ettore. A Pozzuolo non c’è notizia che possa fare più dispiacere, in particolare ai bambini che ogni giorno andavano a fargli le coccole attraverso la rete in via degli Orti, dietro al municipio. La rete è stata tagliata l’altra notte e qualcuno ha preso e portato via senza difficoltà il grosso montone, che è così mansueto da seguire chiunque.

Il suo padrone, Elio De Cecco, ferroviere in pensione, l’ha allevato fin da quand’era un batuffolo bianco come un cagnolino e lo portava al guinzaglio per il paese fino al bar Taverna, dove la moglie, Giacomina Zanello, aveva un biscotto da offrirgli.

Era la mascotte del paese. Le altre due pecore che Elio tiene nel cortile della vecchia casa, Calliope e Chloe, si sono salvate perché hanno paura delle persone e scappano. Elio ha deciso che le darà via tanto è il dispiacere: la volpe tempo fa gli ha mangiato le faraone e i germani reali, ora il dolore per Ettore è troppo grande. Ettore rapito, perché?

La spiegazione fa stringere il cuore al solo pensiero, ma Elio e familiari non si fanno illusioni.

Anche l’anno scorso sotto Natale è stata rubata una

pecora a Pozzuolo, s’immagina non certo per decorare il presepe.

Il figlio di Elio e Giacomina, Michael, falconiere negli aeroporti del Triveneto, ha postato su Fb la foto di Ettore chiedendo che se qualcuno ha visto qualcosa si metta in contatto; sconcerto e rabbia nei commenti.

FONTE: Messaggero Veneto

POZZUOLO
L’appello: siate buoni per Natale, riportate Ettore
I bambini sperano di poter rivedere il montone-mascotte, portato via di notte dalla sua aia


POZZUOLO. «Siate buoni per Natale, riportate Ettore»: è quel che ogni bambino di Pozzuolo spera in cuor suo: rivedere il montone-mascotte nel cortile di Elio De Cecco. Dove non è possibile non fermarsi a osservare le pecore Calliope e Chloe, pronte a correre vicino alla rete, ma meno domestiche di Ettore con i suoi 80-90 chili di mitezza.

Approfittando della via poco frequentata e della propensione del montone a seguire chiunque gli dia da mangiare, nella notte fra lunedì e martedì qualcuno ha tagliato la rete e l’ha rapito. Le due femmine invece sono scappate in stalla. Nessuno ha visto nulla, le telecamere del municipio non coprono la visuale fin là.

Infinito il dispiacere di Elio e dei suoi familiari che l’hanno con loro da cinque anni, da quando pareva un bianco agnellino da presepe. «Me l’aveva dato il compaesano Franco Bolzicco – racconta Elio –: era stato regalato a una bimba di sua conoscenza, ma non si poteva tenere perché brucava il giardino». In via degli Orti invece, in una grande aia dismessa, Ettore poteva correre e saltare, mangiare l’erba e pure gli alberi avrebbe scortecciato, per cui si era reso necessario schermarli per non desertificare il cortile. L’agnello, che nel frattempo – trattato con ogni cura – cresceva a vista d’occhio, non assunse mai l’aspetto di un ariete perché a forza di strofinare la testa contro le piante perse le corna, che gli restarono piccole piccole. Così gli è rimasta quell’aria bonacciona, specchio – del resto – del carattere.

Quando Elio andava a dargli da mangiare lo seguiva come un’ombra e, al momento dei saluti, era un lungo belato straziante. Così il padrone decise di portarselo al guinzaglio, come un cagnolino, tra la meraviglia di tutti. Il giro finiva in Taverna, il bar in piazza gestito dalla moglie di De Cecco, Giacomina Zanello. La quale un paio di volte si era affacciata alla finestra per offrire a Ettore un biscotto. Da allora non se ne è potuto fare a meno e alle coccole di Giacomina si aggiungevano i grattini degli avventori.

A Ettore mancava solo la parola. Quando i bambini della vicina scuola dell’infanzia parrocchiale andavano a casa, obbligo passare da Ettore.

Lui gradiva erbetta e carezze: e quando il piccolo visitatore se ne andava, lo seguiva belando

lungo la rete.

Ora non più: chi glielo spiega ai bimbi cosa potrebbe succedere a Ettore, viste le feste vicine? «Rabbrividiamo al solo pensiero – dicono Elio, Giacomina e il figlio Michael –. È sì un animale, ma per compagnia. Chi lo ha preso non poteva non sapere». (p.b.)


FONTE: Messaggero Veneto