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Al "Sentiero di Ares" Michela Cossetto salva gli agnelli di Pasqua e tanti altri animali

Marzo 2017

Misha, la donna che salva gli agnelli dalle macellazioni di Pasqua
L’animalista Michela “Masha” Cossetto li sta acquistando in tutto il Friuli. Due li tiene nella sua proprietà, altri li ha affidati. Molti la aiutano economicamente.

SAN GIORGIO DI NOGARO. «Salviamo gli agnellini dalle macellazioni pasquali. Più quote raggiungiamo, meno finiranno in pentola». È l’appello lanciato da Michela “Misha” Cossetto, animalista convinta, che lo scorso anno ha dato vita nella Bassa friulana all’associazione il “Sentiero di Ares”, un luogo “in famiglia” in cui accoglie cani terminali per dargli una morte dignitosa.
“Masha”, in attesa del secondo figlio, e il compagno Luca Miniussi, entrambi monfalconesi, vivono da diciotto mesi assieme alla figlia di pochi anni, vivono da circa diciotto mesi, assieme a una figlia di pochi anni, in una fattoria piena di animali in aperta campagna al confine tra Carlino e San Giorgio di Nogaro e insieme ad altri volontari si battono a difesa degli animali, tutti in genere, nutrie comprese.
Michela, ora sta portando avanti la sua battaglia nel tentativo di salvare quanti più agnelli, soprattutto maschi, dalle macellazioni in programma per i pranzi pasquali, andando negli allevamenti di tutto il Friuli e anche oltre, ad acquistarli grazie alle donazioni di tante persone. Gli agnellini hanno un prezzo di mercato di circa 5 euro al chilogrammo, per cui il loro costo è legato al peso.
«Trovarsi davanti a questi agnelli destinati al macello è un’esperienza orrenda – dice – . Se qualcuno volesse prendersi una pecora, prima che io me le porti tutte a casa, mi contatti. Ci sono maschi, femmine e agnelli di ogni età». A oggi sono una decina quelli salvati e dati in adozione, eccetto “Lana” e “Lupo”, due esemplari che vivono nella sua fattoria. Gli altri sono stati accolti (qualcuno da una fattoria didattica) un po’ in tutta la provincia.
“Masha” racconta che, quando è andata a prendere il primo agnellino, non sapeva quale scegliere tra tanti, allora ha detto alla figlia Kimey «scegli tu». «E siamo tornati a casa non con un agnello, ma con una specie di ippopotamo, “Lana”. Ma va bene così – dice – . “Lana” ha scelto come mamma adottiva “Noah” uno dei nostri cani. Abbiamo dovuto raddoppiare con “Lupo” perchè “Noah” non può continuare a vita a fare mamma pecora, per cui essendo un animale da gregge ora “Lana” ha compagnia. Straordinario il rapporto degli agnelli con mia figlia, scelta come compagna di giochi e di cui sono letteralmente innamorati».
«Dove deve vivere? Ha bisogno di una stalla o può stare anche fuori con un riparo? Basta un recinto? Ha bisogno di un cane per la compagnia?”. Sono le domande più frequenti della gente che non esperienza nella cura di questi animali, ma che disperatamente vuole salvarle da una fine certa.
Michela mette in guardia anche dai facili entusiasmi di tante persone generose perché per adottare un agnello si deve pensare prima di tutto che «questo crescerà e diventerà una pecora, ma anche che bisogna avere i requisiti legati alle norme dell’Azienda sanitaria per gli animali da reddito legate al benessere stesso degli animali».

«Salviamoli»: tanti rispondono all'appello lanciato da Michela
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SAN GIORGIO DI NOGARO. L’appello lanciato ieri dall’animalista Michela Cossetto dalle pagine del Messaggero Veneto ha consentito di salvare altri cinque agnelli dalla macellazione pasquale. Due di questi sono andati in una fattoria del Veneto.
Felicissima Michela non solo per i risultati immediati avuti con l’appello lanciato dalle pagine del nostro giornale e gli attestati di solidarietà e stima giunti da ogni dove («sei mitica e meravigliosa», «onorata di conoscerti», e anche «Masha degli agnelli», «sei un’anima bella», «sei fantastica», per citarne alcuni), ma soprattutto per le numerose persone che la stanno contattando anche da fuori regione per aderire alla sua battaglia anche “solo” attraverso l’erogazione di un contributo. Grazie a queste risorse si potranno salvare altri agnelli dalla pentola di Pasqua, andando ad acquistarli negli allevamenti di tutto il Friuli e non solo (circa 5 euro al chilogrammo è il loro prezzo di mercato). Tutti gli animali sono contrassegnati da un chip che ne certifica la provenienza e i controlli Asl.
«Due bambini che giocano. Due innocenti. Due anime pure. Solo che uno lo proteggete, l’altro lo mangiate»: è il testo di un cliccatissimo post che Michela ha messo sul suo profilo facebook a commento di una foto di sua figlia con l’agnellino “Lana” (che con “Lupo” e un altro in arrivo fanno parte del suo personale gregge). Un post che vuole ancora di più sensibilizzare le persone.
«Grazie, veramente grazie al Messaggero Veneto – dice – che ci ha permesso di salvarne altri cinque dalle tavole pasquali e non saranno i soli. L’appello resta valido e chiunque voglia avere informazioni ci contatti: saremo ben felici di spiegare loro quali norme si devono seguire per adottarne uno (scaricabili anche dal sito dell’Azienda sanitaria) o anche su come tagliare la lana. Oppure su come trasportarli in quanto ci vogliono mezzi appositi che costa affittare. Tutte cose che noi, grazie ai volontari, riusciamo a fare con poco. Salvare un agnello è una cosa bellissima che dà tanta gioia anche perché sono animali miti e affettuosi». E quando lo dice le brillano gli occhi.
Michela (“Misha” o “Masha” come qualcuno la sta chiamando) si schermisce davanti ai tanti complimenti che sta ricevendo, ma non dimentica neppure per un attimo l’altra sua battaglia come fondatrice dell’associazione “Il sentiero di Ares” per salvare i cani malati terminali e chiedere di adottare i cani anziani. Della fattoria fanno parte anche gatti, un cavallo, un pony e una famiglia di nutrie con il “capo-famiglia” Palmiro padrone assoluto.

La fattoria degli animali sta crescendo bisognerà trovare nuovi spazi per tutti

L’arrivo degli agnelli nella fattoria di Michela Cossetto e di Luca Miniussi, ubicata in aperta campagna al confine tra Carlino e San Giorgio di Nogaro, ha come immediata conseguenza una ulteriore ricerca di spazi. I proprietari del luogo stanno infatti programmando i lavori per ospitare altri agnelli, cani e altri animali e dare loro spazi ancora più adeguati. Infatti gli agnelli cresceranno e diventeranno pecore “voluminose” che hanno bisogno di potersi muovere senza interferire con gli altri animali della fattoria in cui gran parte vivono liberi o in appositi recinti coperti. I due agnelli “Lana” e “Lupo” sono autonomi, passeggiano e brucano tranquilli, ma è ormai certo che il “gregge” crescerà: l’arrivo previsto degli altri agnelli richiederà più spazi, per cui si sta lavorando per sistemare anche la zona dei cani malati terminali affinchè non vengano disturbati. Come racconta Michela Cossetto questo è possibile grazie anche alle donazioni delle persone o agli sconti che alcune aziende fornitrici effettuano sugli acquisti, permettendo così una ristrutturazione delle aree esistenti e di creare nuovi ricoveri.

Due torelli catturati con l'anestetico

Marzo 2017

Due tori fuggono nei campi, arrivano i Cc
Varmo: scappati da un allevamento, sono stati bloccati solo grazie all’anestetico dei veterinari. Pesano 300 chili l’uno

15 marzo 2017


VARMO. Toreri per un giorno. È accaduto ai carabinieri di un’aliquota del Nucleo Radiomobile della Compagnia di Latisana, chiamati in località Madrisio di Varmo per recuperare due giovani tori scappati da un vicino allevamento, ma mai persi di vista dai proprietari che però non riuscivano a fermarli.
I due torelli, due belle bestie di circa 300 chili l’una, lunedì mattina vagavano per le campagne della zona, dopo essere riusciti a scappare dal loro recinto, all’interno dell’azienda agricola Mauro Elga & C. S.s. con sede lungo la Strada provinciale del Ponte di Madrisio, poco distante da dove sono stati avvistati.
La presenza dei due animali liberi di gironzolare per la campagna ha allarmato i residenti della zona che hanno chiamato in aiuto i carabinieri della Compagnia di Latisana.
A Madrisio è arrivata una pattuglia del Norm: i carabinieri hanno dovuto improvvisarsi toreri e cercare di catturare i due bovini che hanno subito dimostrato di non avere nessuna intenzione né di farsi prendere, né di tornare a essere rinchiusi in un recinto, preferendo godersi quella conquistata libertà. A questo punto, visto il trambusto che si stava creando, il rischio era che i due animali iniziassero a innervosirsi, diventando pericolosi per sé stessi e anche per i presenti.
Così, d’accordo anche con il medico veterinario dell’Azienda sanitaria, in aiuto al personale del Norm della Compagnia di Latisana, sono stati chiamati gli agenti forestali dell’ufficio delle bio diversità con sede a Tarvisio, da quest’anno operativi sotto l’Arma, all’interno del Comando carabinieri forestale, ambientale e agro alimentare.
I carabinieri hanno continuato a tenere d’occhio i due torelli che nel frattempo avevano raggiunto le campagne di Canussio, dove sono arrivati gli agenti della Forestale, muniti di telenarcosi (una sorta di fucile caricato con sedativi), perché a questo punto l’unico modo per riuscire a catturare i due torelli era quello di anestetizzarli sparando a distanza.
Presa la mira è partito il colpo con l’anestetico e nel giro di pochi attimi i due bovini si sono addormentati. Solo a questo punto è stato possibile avvicinarli: il veterinario ha verificato le loro condizioni di salute che erano ottime e quindi i due fuggitivi sono stati riconsegnati ai titolari dell’azienda agricola.

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Fiocco "Rosa" all'oasi dei Quadris di Fagagna e liberazione di 12 cicogne e 16 volatili.

Marzo 2017
Oltre 2.500 persone all’Oasi dei Quadris per la liberazione delle cicogne - Foto e Video
Fagagna: tante famiglie con bambini per il primo volo di dodici giovani esemplari. Festa anche per sedici volatili guariti grazie alle cure del Centro di Campoformido



FAGAGNA. Impaurite fino a pochi attimi prima, poi splendide si sono librate in alto nel cielo in una manciata di battiti d’ali. Sono le dodici cicogne classe 2014 che hanno assaporato per la prima volta la libertà.
Un evento che ha richiamato nell’Oasi dei Quadris oltre 2.500 persone, per lo più famiglie con bambini, che non si sono volute perdere uno spettacolo davvero unico: nel paradiso di cicogne e ibis eremita l’edizione 2017 del “Giorno della cicogna”, dove l’evento più atteso era la liberazione di dodici giovani esemplari.
Fagagna, la liberazione delle cicogne all’Oasi dei Quadris



Un afflusso da record, assolutamente inatteso che ha colpito per primi gli organizzatori, i volontari dell’Oasi, che non si aspettavano un tale successo in termini di presenze: «Nel 2014 – ha spiegato Enzo Uliana, presidente dell’Oasi – avevamo organizzato la liberazione aperta la pubblico, ma che non ha paragoni con i numeri di questa edizione».
La liberazione delle giovani cicogne, otto maschi e quattro femmine, era prevista verso le 9.30, ma all’Oasi di via Caporiacco molti sono arrivati già alle 8.30.

Fagagna, la liberazione delle cicogne
Tante famiglie con bambini all'Oasi dei Quadris per il primo volo di dodici giovani esemplari, otto maschi e quattro femmine (video Ferraro-Petrussi)
I più impazienti erano naturalmente i più piccoli: a loro il compito di assegnare a ogni cicogna (fino a ieri identificata solo attraverso una sorta di numero di codice) il nome di battesimo.
E mentre all’entrata i bambini si prodigavano a inventare e scrivere il nome dei maestosi pennuti, nel serraglio, in attesa, le dodici cicogne. Sono quelle nate nell’oasi e che, raggiunta la maturità, sono in grado di sopravvivere da sole.
Qualche minuto per coordinare estrazione del nome e liberazione e la cerimonia è iniziata sotto gli occhi incantati della gente: ad alzarsi in volo Liro, Lucia, Turbo, Principessa, Sole, Nanni, Alex, Sparki, Violetta, Nerina, Sasso e Ulk.
«Adesso – ha detto Uliana – speriamo che si formino almeno quattro coppie che possano nidificare anche oltre il territorio collinare». Le giovani cicogne al compimento del terzo anno di età hanno raggiunto la maturità sessuale e sono pronte ad accoppiarsi e a metter su famiglia.
Terminata la liberazione delle cicogne, i riflettori si sono accesi su altri volatili, quelli curati e rimessi in sesto da Maurizio e Liviana Zuliani, del Centro di recupero di Campoformido: a riguadagnare il cielo alcune creature che, a causa di ferite accidentali, sono state portate e ospitate per alcune settimane nel centro di riabilitazione per animali selvatici della Città del Trattato. Ieri sono stati liberati due aironi cenerini, un airone bianco, due storni, due merli, due cinciallegre, due pettirossi, una cinciarella, due gabbiani comuni e due verdoni.
Completate le operazioni di partenza dei volatili, la scena è passata a un’altra protagonista della giornata all’Oasi: la nuova arrivata della famiglia dei konjic, i cavalli selvatici adottati dal 2013. La notte tra il 5 e il 6 marzo Belen ha dato alla luce una splendida puledrina. E anche per lei il nome assegnatole, Rosa, è stato quello scelto dai bimbi.
Una giornata da incorniciare, dunque, quella di ieri per l’Oasi, di buon auspicio per la stagione 2017 che si aprirà ufficialmente domenica. «Rimarremo aperti – ha precisato Uliana – fino al 31 novembre ma, se le condizioni meteo lo renderanno possibile, anche oltre».
L’Oasi è aperta al pubblico sabato dalle 14.30 al tramonto e domenica dalle 10.30 al tramonto.

12 marzo 2017
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Cicogne e Konjik: all’oasi dei Quadris è nata la puledrina
Domenica, 12 marzo, sarà presentata dai volontari. Nell’occasione saranno anche liberati 12 volatili


FAGAGNA. Lieto evento all’oasi dei Quadris. Ma questa volta il fiocco, rosa per la precisione, non riguarda la schiusa di qualche uovo, ma la nascita di una puledrina venuta al mondo la notte tra il 5 e il 6 marzo.
L’area verde, paradiso per cicogne e ibis eremita, dal 2013 ospita anche una famiglia di Konjik. «Si tratta – spiega Dima Lauzzana, volontaria dell’Oasi – di cavalli selvatici incrociati con i tarpan, i progenitori del cavallo domestico. Gli ultimi esemplari selvatici del tarpan provenivano dalla foresta di Bialowieza in Polonia e questi sono stati incrociati, alla fine dell’800, con cavallini domestici, detti appunto konjik (termine slavo col significato di “cavallino”).


Alcuni konjik sono poi stati trasferiti in Olanda (1983) e successivamente in altre aree. Nel 1988 alcuni soggetti provenienti dall’Olanda, sono stati trasferiti in Friuli, nell’area del Monte Cuar. Alcuni vengono allevati a Fagagna, grazie all’intervento del Comune e della Associazione amici dell’Oasi dei Quadris». Nel 2013 hanno adottato una famigliola di Konjik: il maschio Rocco, la femmina Belen e la loro figlia Ludmilla.
Dal 2013 la famiglia dei cavallini selvatici si è allargata: nel 2014 è nato Marius e nel 2015 Marco. Qualche giorno fa il nuovo arrivo. «Belen e la sua puledrina stanno bene» fanno sapere dall’Oasi.
«Durante la festa del “Giorno della cicogna” – spiega Enzo Uliana, presidente dell’Oasi – i bambini presenti potranno dare il nome anche alla puledrina, oltre che alle cicogne che verranno liberate dalla voliera». Alle 9.30 di domenica saranno liberate le 12 cicogne nate nel 2014. «Quelle che hanno raggiunto la maturità e oggi possono vivere in natura autonomamente».

Ieri, per capire quale sia il loro sesso, i 12 pennuti sono stati sottoposti a un esame ecografico. «Domenica – spiega Uliana – i bambini inventeranno un nome, lo scriveranno su un bigliettino che sarà inserito in una scatola. Per ogni cicogna verrà estratto un bigliettino con su scritto un nome che sarà assegnato alla cicogna liberata». Le giovani cicogne andranno ad aggregarsi al branco.

«Il gruppo è già composto da 42 cicogne – aggiunge Uliana -: l’auspicio è che le nuove cicogne nidifichino non solo nel territorio di Fagagna e dintorni ma che la colonia si allarghi sempre di più». Assieme alle cicogne, saranno liberati anche alcuni degli ospiti del Centro di recupero fauna selvatica di Campoformido. A tornare in libertà 2 aironi cenerini, 1 airone bianco, 2 storni, 2 merli, 2 cinciallegre, 2 pettirossi, 1 cinciarella e 2 gabbiani comuni.

08 marzo 2017

Progetto Italia-Austria contro la tratta degli animali

Marzo 2017
Alleanza Friuli-Carinzia contro la tratta degli animali
Fvg capofila del programma comunitario “Bio-Crime” da 1,1 milioni di euro. L’assessore Telesca: senza vaccinazioni i cuccioli sono pericolosi per l’uomo



UDINE. Un tempo li nascondevano nelle auto. Due, tre, quattro cuccioli alla volta attraversavano le nostre frontiere destinati al mercato interno oppure ai Paesi esteri. A distanza di pochi anni la dinamica è rimasta la stessa, ma i numeri del traffico illegale degli animali da compagnia sono cresciuti in modo esponenziale spingendo le istituzioni a correre ai ripari con il progetto Interreg Italia-Austria Bio-Crime, finanziato dall’Ue con 1,1 milioni di euro.
Presentato ieri coinvolge – quale capofila – la Regione, i servizi veterinari delle due regioni, Area science park, l’istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie e la Polizia postale del Fvg tra gli altri con l’obiettivo di mettere sul piatto strategie e mezzi comuni per affrontare la nuova emergenza, che investe sì la sfera del benessere animale ma anche quella della salute.
«I sempre più frequenti eventi sentinella che si verificano tra Fvg e Carinzia destano preoccupazione – ha detto l’assessore regionale Maria Sandra Telesca –, soprattutto per le possibili gravi conseguenze per la salute pubblica. Siamo tutti al lavoro per creare una rete che ci aiuterà ad affrontare al meglio problemi emergenti dei nostri rispettivi territori, nella consapevolezza che le malattie non si fermano ai valichi confinari».
I cuccioli che entrano in Italia attraverso i nostri confini spesso sono oltremodo piccoli, privi delle vaccinazioni e potenziali portatori di virus, come la rabbia, e parassitosi. Cani e gatti principalmente, ma anche rettili e uccelli. A centinaia. Un esempio? Il responsabile del progetto in seno alla Direzione centrale salute, Paolo Zucca, cita Tarvisio – anno 2015 – dove venne sequestrato un carico di migliaia di pappagalli. «Un’Ara può arrivare a costare 10 mila euro – spiega –. Qualche rapace anche 20 mila». Quindi consiglia: «Per essere certi di avere tra le mani un cucciolo non di contrabbando basta chiedere il pedigree. Costa poche decine di euro ed è l’unica garanzia vera contro il traffico degli animali».
Partite che arrivano anche a 250 cuccioli per volta (pagati nei Paesi dell’est appena 15 euro l’uno) che fruttano ai trafficanti fino a 300, 350 mila euro. «Un fatturato – ha aggiunto Telesca – secondo solo al traffico di droga. Il fenomeno non è ancora così noto all’opinione pubblica, ma è molto grave perché, oltre agli aspetti etici e commerciali, comporta un elevato rischio di introduzione di gravi malattie come la rabbia. Il Progetto Bio-crime, di cui siamo capofila, sarà un caposaldo per il contrasto e la prevenzione di questi fenomeni».
Lo farà con una serie d’interventi: corsi di formazione per pubblici ufficiali, sviluppo di protocolli operativi congiunti, realizzazione di una piattaforma web per la condivisione dei dati, sorveglianza epidemiologica degli animali sequestrati, progetti di educazione dei cittadini sono solo alcune delle attività finanziate. Avviato a febbraio 2017 si concluderà a luglio 2019 lasciando sui territori competenze e attrezzature.
Una quota di finanziamento di 200 mila euro (100 per il Land Carinzia e 100 per il Fvg) sarà

infatti destinata all’acquisto di strutture per la quarantena in bio-sicurezza degli animali confiscati e saranno utilizzate anche dopo la conclusione di Bio-crime diventando così parte integrante del sistema di risposta rapida alle emergenze biologiche.

11 marzo 2017

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A Cervignano del Friuli 600 dissuasori nelle strade per proteggere i caprioli

Marzo 2017
Strage di caprioli in strada: posizionati 600 dissuasori a Cervignano
Cervignano è uno dei primi comuni ad adottare dispositivi ottici e acustici. Ecco le zone a rischio individuate. Erano stati cittadini e associazioni a chiederli


CERVIGNANO. Sono in tutto 600 e sono stati installati nei punti più critici della viabilità locale, quelli maggiormente interessati dagli impatti tra ungulati e veicoli. In tutto il territorio del Cervignanese, uno tra i primi Comuni in regione ad aver optato per questa soluzione, sono stati posizionati dissuasori ottici e acustici, dispositivi che frenano il passaggio degli animali in concomitanza con il transito dei mezzi. In alcuni punti, inoltre, sono stati collocati cartelli stradali.
Le zone individuate per il posizionamento dei dissuasori sono: lungo la bretella a ovest dello scalo ferroviario, dalla rotatoria a nord della frazione di Strassoldo fino alla rotatoria a confine con il Comune di Terzo di Aquileia, lungo la provinciale 68, in via Carso, nella frazione di Scodovacca, lungo la provinciale 54, in via Fredda, sempre a Scodovacca, lungo la regionale 351, dall'incrocio tra via Fredda verso Cervignano, e nel tratto lungo la regionale 352 che va dalla rotatoria sulla provinciale 108 alla rotatoria della variante alla regionale 352.
Ieri mattina, in municipio, il sindaco di Cervignano, Gianluigi Savino, ha incontrato il direttore della riserva di caccia, Italo Zorat, che si è occupato in prima persona di individuare i punti critici da inserire nella “mappa”. I dissuasori bianchi o colorati posti sui paracarri stradali deviano il fascio di luce dei fari verso i lati della strada dissuadendo l'animale dall'attraversarla mentre quelli acustici emettono ultrasuoni percepiti solo dalle bestiole.
Nei mesi scorsi, residenti e automobilisti si erano rivolti all'amministrazione per chiedere di trovare una soluzione capace di far cessare la strage di caprioli investiti dalle automobili. Le associazioni animaliste avevano chiesto la convocazione di un tavolo per fare il punto della situazione. Lo scorso anno, inoltre, c'era stato un incontro cui avevano preso parte il vicepresidente della Provincia, Franco Mattiussi, l'assessore provinciale Marco Quai, il sindaco Savino, e il direttore della riserva di caccia Zorat. La Provincia aveva fin da subito manifestato la volontà di sostenere l'installazione di dissuasori nei punti in cui si verificano con più frequenza gli attraversamenti dei caprioli.
L'obiettivo, per il futuro, è estendere il progetto anche negli altri Comuni. «Sono soddisfatto - le parole del sindaco di Cervignano -. Siamo riusciti a risolvere due problemi:

la sicurezza degli automobilisti e il benessere degli animali. Siamo riusciti a coprire tutte le zone che abitualmente sono interessate dal passaggio degli ungulati. Desidero ringraziare Italo Zorat, che ci ha aiutato a superare le tante difficoltà legate all'installazione dei dispositivi».

01 marzo 2017

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La volpe di Camporosso che ama i bambini

Febbraio 2017
Alla ricerca di “Fuchs”, la volpe che ama i bambini
Si era abituata a mangiare i biscotti in un giardino a Camporosso. Da mesi non si vede più e i suoi piccoli amici la stanno ancora aspettando



TARVISIO. Il bambino e la volpe. Era una scena che si è ripetuta quasi giornalmente per più di un anno, nel cortile di una casa di Camporosso, in via Bartolo, ai margini della foresta che circonda i paesi della Valcanale. Ma sono mesi che Fuchs, così è stata ribattezzata la volpe, non si vede più.
Il più piccolo della famiglia Gressani e il fratello di dieci anni aspettano invano il ritorno di Fuchs quell’animale curioso che si lasciava avvicinare solamente da loro per gustare i biscotti che gli venivano offerti. Oramai, però, come ci racconta il nonno, Edoardo Kranner, noto albergatore in pensione, i due nipoti hanno perso ogni speranza.
La volpe non si fa più vedere e il sospetto è che sia stata investita da un mezzo sulla strada, o, più probabilmente, che possa averla notata qualche bracconiere senza scrupoli attratto da una facile preda, vista l'abitudine di avvicinarsi alle case dell’animale. Alla volpe avevano dato il nome Fuchs (il termine tedesco di volpe), lo stesso nome del cane pastore del vicino, raccontano i familiari.
Così la chiamavano e la volpe pareva ci hanno raccontato, rispondesse ai richiami avvicinandosi loro per ricevere un po’ di cibo, biscotti o qualche pezzetto di carne dello stufato. Il pane no, non lo mangiava. Era incuriosita anche dalla palla che i bambini gli lanciavano per giocare.
E quei momenti do incontro, gradualmente, erano divenuti quasi giornalieri, racconta mamma Claudia, tanto che la visita della volpe era attesa anche se non avveniva a un orario fisso, ogni momento era buono per lei, al mattino, pomeriggio o verso sera. Indubbiamente gli scorsi mesi estivi erano stati particolarmente interessanti per i figlioli che, di fatto, avevano adottato la volpe.
Da mesi però Fuchs non si vede più e il più piccolo dei fratelli, Matteo di soli due anni, ogni tanto esce e chiama più volte Fuchs, ma non ottiene risposta, la volpe non si fa viva più. Perciò non resta che conservare memoria di quegli incontri, che rimarranno indelebili. Il bambini, appunto, avevano avuto la meglio sulla diffidenza della volpe che girava nel cortile in cerca del cibo che, scoperta la sua presenza, veniva lasciato. Fuggiva solo all’abbaiare dei cani o se un adulto provava ad avvicinarsi troppo.
Permetteva di avvicinarsi solo a loro, ai bambini, specialmente al più piccolo, una figura che evidentemente, d’istinto, non le incuteva alcun timore. Indubbiamente, questa, una piccola storia, è una delle tante fra gli incontri fra gli animali che popolano la foresta e i valligiani.
Sono oramai incontri abbastanza frequenti, basti ricordare l’immagine della passeggiata notturna in centro a Tarvisio, dell’orso colto dalla telesorveglianza dei carabinieri l’anno scorso, o delle visite

dei caprioli e cervi nei paesi, durante l’inverno, in cerca di cibo, alle volte con il rischio di investimenti stradali. Comunque, sono incontri con animali selvatici, che implicano necessariamente la giusta attenzione, per la propria e la loro incolumità.

26 febbraio 2017


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Il sonno breve dell'orso carnico, Francesco

Febbraio 2017
Inverno troppo caldo: l'orso Francesco si è risvegliato - Foto e Video
Il plantigrado ha dormito solo 48 giorni sui monti tra Preone e Socchieve. Il ricercatore: non sappiamo se il letargo breve cambierà i suoi comportamenti



Febbraio 2017
PREONE. Il caldo dei giorni scorsi ha svegliato Francesco, l’orso che dalla scorsa estate si è stabilizzato nelle montagne tra Preone, Socchieve e Verzegnis. Il suo è stato un sonno breve perché, complice l’inverno anomalo, Francesco è andato in letargo tardi (il 31 dicembre) e si è svegliato quasi un mese prima del previsto. In una tana sui monti tra Preone e Socchieve, ha dormito solo 48 giorni.



Il team del dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali dell’università di Udine, guidato dal ricercatore Stefano Filacorda, in queste ore sta seguendo con attenzione gli spostamenti del plantigrado che ha ripreso a muoversi nei boschi tra Preone e Socchieve. L’animale è dotato di collare satellitare e questo consente agli studiosi di sapere dove si trova.
In questo momento, i ricercatori dell’ateneo friulano non sono in grado di dire se e quali conseguenze provocherà il letargo breve nei comportamenti di Francesco. Trattandosi di un fatto eccezionale perché come spiega Filacorda «l’orso va in letargo a fine novembre agli inizi di marzo», gli universitari stanno osservando ogni passo dell’orso biondo della Carnia.
«Se cambierà o meno i suoi comportamenti dipende da quanto ha mangiato prima di entrare in letargo - continua Filacorda -, anche se l’assenza di neve lascia supporre che a dicembre abbia trovato da mangiare». Il problema si pone ora che, pur non essendoci la neve, la natura non si è ancora risvegliata.
Da qui la curiosità dei ricercatori: vogliono scoprire se, dopo il letargo, l’orso che in Carnia ha trovato l’habitat ideale, cambierà atteggiamento. «Cercherà da mangiare dove ricorda di aver mangiato prima di entrare in letargo», ipotizza Filacorda nel confermare che l’animale, nei 48 giorni di sonno, ha perso peso.


L’orso Francesco è al confine del parco naturale delle Dolomiti friulane, tra Forni di Sotto e Forni di Sopra. Qui è stato rilevato stamattina, lunedì 13 giugno, dal gruppo dell’università di Udine coordinato dal ricecatore Stefano Filacorda, che con l’aiuto delle guardie provinciali, dei volontari del “Villaggio degli orsi”, delle guardie forestali e della locale riserva di caccia, l’ha catturato una decina di giorni fa nell’area del monte Lovinzola, a Verzegnis. Dotato di collare, l’orso da quando è stato liberato è tornato sui suoi passi, nei luoghi che aveva già visitato: Verzegnis, Preone, Socchieve e ora si è spostato a Forni di Sotto. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Francesco è un orso anomalo per diversi aspetti. Oltre ad avere il pelo chiarissimo, ad essere arrivato dal Trentino e dal Vento con un piglio molto più tranquillo, si è trovato di fronte a un inverno eccezionale durante il quale la colonnina di mercurio è andata sotto lo zero proprio a ridosso di San Silvestro.
Ed è stato allora che l’animale è entrato in letargo per svegliarsi quando la stessa colonnina di mercurio ha raggiunto picchi eccezionali anche in montagna.
«L’orso - insiste il ricercatore - non sente il grande caldo, si sveglia perché la neve si scioglie e dentro la tana aumenta l’umidità. È il bagnato dentro la grotta a svegliare il plantigrado. Un fenomeno coinciso con i 17 gradi registrati mercoledì scorso».

17 febbraio 2017

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E' sparito Artù, un asinello di soli sei mesi


Febbraio 2017
Asino sparito, partita la caccia per ritrovarlo e il web si mobilita
Faedis, l’appello della proprietaria: aiutatemi a trovare Artù


FAEDIS. Il web si è mobilitato, in questi giorni, condividendo l’appello postato su Facebook da parte della proprietaria, per ritrovare Artù, un asinello di soli sei mesi che è sparito ormai da una decina di giorni da un’azienda agricola che ha sede nella piccola frazione di Valle di Soffumbergo.
Artù è il primo asinello ad essere nato in questa azienda, era solito pascolare in un’area vasta, boschiva, cui ormai si era ben abituato, assieme ai genitori. Anche per questo, sulle cause della sparizione dell'asinello non è possibile escludere nulla: l'animale potrebbe essere infatti incorso in un incidente, non si può nemmeno scartare del tutto l'ipotesi che qualcuno lo abbia portato via.
Nella speranza, però, che l'asinello stia bene e si sia semplicemente perso, la proprietaria ha postato un appello in cui invita chiunque abbia notizie a contattarla. In pochi giorni questo post ha ormai abbondantemente superato le mille condivisioni su Facebook, mettendo in luce lo spirito di generosità e solidarietà che anima tanti utenti dei social network.
Sicuramente, quindi,

è stata fatta un'opera di informazione capillare che ha coinvolto i faedesi e, speriamo, anche gli escursionisti che frequentano la zona.
Chiunque avesse informazioni utili per ritrovare Artù potrà chiamare i proprietari al numero 0432 711112.

17 febbraio 2017


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Interviene il soccorso alpino per recuperare un cane precipitato per 50 metri

Cane cade nel precipizio: salvato
Resia: gli uomini del soccorso alpino recuperano l’animale precipitato per 50 metri


RESIA. Momenti di paura, sabato pomeriggio, per il proprietario di un cane che per pochi istanti ha perso il contatto con l’animale, finito poi in un canalone, dove era precipitato per una cinquantina di metri.
L’allarme è scattato verso le 17 di sabato, quando il soccorso alpino di Moggio è stato allertato dal 118 per una richiesta di aiuto lungo il sentiero del Pusti Gost, sopra Stolvizza di Resia. Il padrone di un cane da pastore belga (Malinois) di tre anni, residente in Val Resia, aveva infatti richiesto l’intervento dei soccorritori perché l’animale, sfuggito al suo controllo, era – come si diceva – precipitato in un canale.
Due tecnici del Cnsas della Stazione di Moggio Udinese sono intervenuti partendo alle 18.50 da Stolvizza di Resia e dopo circa un’ora sono giunti sul posto.
Si sono calati con la corda per cinquanta metri nel ripido canale e hanno recuperato “Luna”, questo il nome della cagnetta, che apparentemente non mostrava segni di lesioni.
Il cane è stato imbragato e portato in salvo prima sul sentiero, poi fin giù a Stolvizza a spalla. Il suo padrone farà i dovuti accertamenti ma le

condizioni dell’animale non sembrano preoccupare. L’intervento si è chiuso alle 22.
In un primo tempo sono giunti a Stolvizza, contattati dal 118, i Vigili del Fuoco, che hanno delegato, considerata l'ubicazione impervia della caduta del cane, l’intervento agli uomini del soccorso alpino.
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30 gennaio 2017


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Salvate tutte le pecore dallo stavolo in fiamme

Stavolo a fuoco, salvate tutte le pecore
Un incendio ha completamente distrutto uno stavolo sulla strada provinciale 10 che porta a passo Pramollo. A chiamare i vigili del fuoco sono stati i proproprietari, preoccupati per le 30 pecore e i 15 agnelli che si trovavano al piano terra dell’immobile



PONTEBBA. Un incendio ha completamente distrutto uno stavolo sulla strada provinciale 10 che porta a passo Pramollo. L’allarme è scattato intorno alle 18.30 di venerdì 27 gennaio.
A chiamare i vigili del fuoco sono stati i proproprietari, preoccupati per le 30 pecore e i 15 agnelli che si trovavano al piano terra dell’immobile mentre nel soppalco erano conservati 50 quintali di fieno. Anche per questo motivo le operazioni di soccorso non sono state semplici, ma i vigili del fuoco, intervenuti con tre squadre (insieme ai volontari di Pontebba, sono arrivati due mezzi da Tarvisio), sono riusciti a mettere in salvo tutti gli animali.
A una pecora, rimasta intossicata, è stato anche applicata una maschera d’ossigeno. Ingenti i danni.
La struttura, composta da blocchi di cemento con una travatura in legno e il tetto in lamiera, è stata infatti

completamente distrutta. Sull’accaduto indagano i carabinieri e dai primi riscontri, non è escluso che a causare l’incendio sia stata un’azione dolosa. Per mettere in sicurezza l’area i vigili del fuoco hanno lavorato più di tre ore.

27 gennaio 2017

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All'Oasi dei Quadris è massima l’allerta per il terribile virus influenzale che colpisce i volatili.


Sos aviaria, cicogne e ibis sotto controllo a Fagagna
Il presidente Uliana: per il momento il virus influenzale non ha raggiunto l’area. Sono 44 i piccoli venuti alla luce nel 2016. Oltre 10 mila i visitatori dell’Oasi

FAGAGNA. «Per ora non abbiamo riscontrato casi di aviaria. Ogni giorno comunque controlliamo che non ci siano animali morti a causa del virus».
A confermarlo Enzo Uliana, presidente dell’Oasi dei Quadris dove è massima l’allerta per il terribile virus influenzale che colpisce i volatili. «Si tratta di una malattia molto pericolosa per i nostri ospiti» prosegue il presidente dell’associazione che gestisce l’Oasi dove vivono cicogne, ibis eremita e molte specie di oche e anatre selvatiche.
Per il momento il virus non è arrivato nella zona collinare, ma l’attenzione rimane altissima. All’Oasi è tempo di bilanci. Nel 2016 i visitatori sono stati 10.100 di cui 7.502 nelle giornate di apertura domenicale e festivi e 2.608 durante la settimana come gruppi e scolaresche. «Rispetto all’anno scorso – fanno sapere dall’associazione di volontari che gestisce il paradiso di cicogne e ibis – c’è stato un calo del 4,5% dei visitatori domenicali e festivi e del 6% dei gruppi e scolaresche.
Calo dovuto ai numerosi giorni di maltempo che ha imperversato durante tutta la stagione primaverile». Tante comunque le attività svolte tra le quali il doposcuola per le classi della scuola primaria del comune di Fagagna, di volontariato dei ragazzi delle medie di Pagnacco o dei centri estivi.
Come sempre ci sono state giornate a tema come la Festa dell’Oasi (25 aprile), la Notte delle lucciole (19 giugno), “Asino io?” (17 e 18 settembre) con gli Amici di Totò o “Il giorno della cicogna” (24 settembre). Dopo un anno di interruzione, l’anno scorso è ripartito il progetto in collaborazione con l’Università di Udine di imprinting di alcuni ibis eremita.
Tanti poi i fiocchi rosa e azzurri: nel 2016 sono nati 27 cicognini. Un numero al di sopra della media, anche se inferiore ai 32 del 2015. Di questi 27, 25 sono migrati come consuetudine a fine agosto/inizio settembre, mentre due di loro, Icaro e Silvia, sono ancora a Fagagna.
Nella colonia di ibis eremita invece ci sono state 17 nascite. Di questi 10 sono nati per la prima volta in semilibertà, figli degli ibis imprintati nel 2013 e 2014 e di alcuni “evasi” dalla voliera nel

2014 e poi tornati spontaneamente all’Oasi. I due gruppi si sono col tempo amalgamati e l’anno scorso si sono formate anche delle coppie “miste” che hanno nidificato all’interno della voliera aperta dando alla luce per la prima volta questi “nati liberi”.

27 gennaio 2017


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Confermata in Friuli la presenza dell'Aviaria.

Gennaio 2017


La presenza del virus influenzale tipo A, sottotipo H5N5, è stato confermato dall' Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie di Padova, sede del Centro di referenza nazionale per l'aviaria


Aviaria, la scoperta del virus in un’anatra a Grado
05 gennaio 2017
FIUMICELLO. Scattano le ordinanze in 5 Comuni della Bassa e dell'Isontino dopo che, qualche giorno fa, l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie di Padova, sede del Centro di referenza nazionale per l'aviaria, ha confermato una positività per virus influenzale tipo A, sottotipo H5N5.
Il virus è stato rinvenuto in alcuni organi prelevati da un fischione selvatico - una specie simile alle anatre - trovato morto a Grado, nella valle Artalina, di proprietà del Comune ma in concessione alla Cooperativa pescatori. Le analisi hanno confermato che si tratta di virus ad alta patogenicità. I Comuni che si trovano nel raggio di 10 chilometri dall'area interessata (Fiumicello, Aquileia, Grado, San Canzian d'Isonzo e Staranzano), su indicazione della Direzione della struttura complessa di sanità pubblica veterinaria dell'Aas 2 Bassa friulana-Isontina, hanno emesso un'ordinanza in base alle quale nelle aziende avicole commerciali e rurali devono essere adottate misure di biosicurezza al fine di evitare i contatti tra volatili domestici e selvatici.

Il pollame domestico e tutti gli altri volatili in cattività devono essere trasferiti all'interno dell'azienda, senza possibilità di accedere all'aperto. Pollame e volatili, inoltre, devono essere alimentati e abbeverati in ambiente chiuso e non devono essere abbeverati con acqua proveniente da serbatoi di superfici cui abbiano accesso i selvatici.
Infine, i serbatoi di acqua all'aperto devono essere protetti dall'accesso di uccelli acquatici selvatici. In questo periodo di grande migrazione, soprattutto dai paesi del Nord Europa, migliaia di uccelli arrivano alla riserva dell'Isola della Cona fino a Grado. Almeno 2 mila sono fischioni.
Dopo il ritrovamento, sono state impartite ulteriori misure di controllo che prevedono la sospensione della deroga al divieto di utilizzo nell'attività venatoria nazionale dei richiami vivi appartenenti agli ordini degli anseriformi e caradriformi su tutto il territorio nazionale. Francesco Lovaria, direttore della Sanità pubblica veterinaria dell'Aas 2 Bassa friulana-Isontina, fa il punto della situazione.
«Il documento - evidenzia - richiama una precedente ordinanza del Ministero, mai abrogata, sulle misure di biosicurezza nelle zone umide. I servizi veterinari stanno controllando tutti gli allevamenti, industriali e rurali. Per il momento la situazione è sotto controllo ma ovviamente il monitoraggio è costante. In molti Stati europei, ci sono focolai di aviaria anche negli allevamenti domestici. Il Ministero ci tiene costantemente aggiornati. La nostra non è una regione con un'alta densità di allevamenti tale da creare un rischio grave ma non per questo dobbiamo abbassare la guardia».
Lovaria aggiunge: «Oggi ci sono sistemi di sorveglianza che ci consentono di intercettare la circolazione del virus prima ancora che faccia danni agli allevamenti. Rispetto al passato questo ci permette di fare prevenzione. L'Istituto Zooprofilattico è un'eccellenza del nostro sistema, che è efficace ed efficiente. Il fatto che il fischione sia stato individuato ne è la prova».
Un altro esemplare di fischione trovato morto a Grado
06 gennaio 2017

CERVIGNANO. C’è un secondo caso sospetto di aviaria a Grado, nella valle Artalina, di proprietà del Comune, ma in concessione alla Cooperativa pescatori e tra gli allevatori c’è preoccupazione. Un altro fischione selvatico – una specie simile all’anatra – è stato trovato morto.
Sono in corso le analisi, da parte dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie di Padova, sede del Centro di referenza nazionale, per verificare se si tratta di virus influenzale tipo A, sottotipo H5N5. Qualche giorno fa, il virus era stato rinvenuto in alcuni organi prelevati da un altro fischione selvatico, trovato morto sempre nella valle Artalina.
In questo caso le analisi hanno confermato che si tratta di virus ad alta patogenicità. Intanto, si allarga la lista dei Comuni che, su indicazione della Direzione della struttura complessa di sanità pubblica veterinaria dell’Aas 2 Bassa friulana-Isontina, hanno emesso un’ordinanza in base alle quale nelle aziende avicole commerciali e rurali devono essere adottate misure di biosicurezza al fine di evitare i contatti tra volatili domestici e selvatici.
Oltre ai Comuni di Fiumicello, Aquileia, Grado, San Canzian d’Isonzo e Staranzano, da ieri c'è anche Cervignano. A breve sarà incluso anche Terzo di Aquileia.
«Stiamo attendendo il risultato delle analisi, ma è probabile che possa trattarsi di un secondo caso visto che il fischione è stato rinvenuto nella stessa zona – commenta Francesco Lovaria, direttore della Sanità pubblica veterinaria dell’Aas 2 Bassa friulana-Isontina – . Ad ogni modo, come detto, aspettiamo. Quello che ci tengo a sottolineare è che non si tratta di una malattia contagiosa per l’uomo pertanto è bene mantenere la calma».
In base alle ordinanze, il pollame domestico e tutti gli altri volatili in cattività devono essere trasferiti all’interno delle aziende, senza possibilità di accedere all’aperto. Pollame e volatili devono essere alimentati e abbeverati in ambiente chiuso e non devono essere abbeverati con acqua proveniente da serbatoi di superfici cui abbiano accesso i selvatici. Infine, i serbatoi di acqua all’aperto devono essere protetti dall’accesso di uccelli acquatici selvatici.
I servizi veterinari stanno controllando tutti gli allevamenti. Il sindaco di Grado, Dario Raugna, conferma che l’attenzione è massima. «Fortunatamente il nostro sistema sanitario funziona piuttosto bene e lo dimostrano le azioni che sono state messe in campo. I Comuni si sono attivati subito tramite le ordinanze. C’è la massima collaborazione. È necessario seguire le indicazioni dell’azienda sanitaria e non abbassare la guardia».
Dello stesso avviso il primo cittadino di Cervignano, Gianluigi
Savino, che, ieri mattina, ha firmato l’ordinanza. «Questi provvedimenti sono efficaci proprio perché si ascrivono a un meccanismo generale che prevede uno stato di allerta quando ci troviamo in presenza, come in questo caso, di un potenziale pericolo».

I Servizi veterinari delle Aziende sanitarie rafforzano la sorveglianza. Le prescrizioni sono destinate agli allevamenti di animali e ai cacciatori con divieto di utilizzo di richiami vivi.

UDINE. Le autorità sanitarie del Friuli Venezia Giulia hanno attuato «tutte le misure di biosicurezza applicabili», comprese quelle destinate ai cacciatori, in base al Decreto ministeriale del 30 dicembre scorso, appena confermata la presenza di un focolaio di influenza aviaria nella laguna di Grado (Gorizia).

La situazione è sotto controllo ed è stata adeguatamente rafforzata la sorveglianza, attraverso i Servizi veterinari
delle Aziende Sanitarie. Lo rende noto la Direzione centrale Salute della Regione, precisando che in circostanze come questa «si applicano subito e senza indugi efficaci e consolidate procedure, a garanzia della salute della popolazione».
Le prescrizioni sono destinate a proprietari di animali e cacciatori e, come previsto dal Decreto ministeriale, comprendono anche l'aumento dei controlli virologici negli allevamenti e l'immediato divieto all'utilizzo nell'attività venatoria di richiami vivi.

25 gennaio 2017

AQUILEIA. Salgono a quattro, in regione, i casi di influenza aviaria e c'è preoccupazione per due focolai in Veneto. Un cigno reale è stato trovato morto ad Aquileia. In un allevamento industriale in località Giare di Mira (Venezia) e in un allevamento tra Piove di Sacco e Campagna Lupia sono invece 43.500 i tacchini che saranno abbattuti e inceneriti.
In Fvg scattano le ordinanze (oggi già operative nei Comuni di Fiumicello, Aquileia, Grado, San Canzian d'Isonzo, Staranzano e Cervignano) anche nei Comuni di Ruda, Villa Vicentina e Terzo. L'azienda sanitaria ha alzato il livello di guardia.
L'ultimo caso, come detto, si è verificato, nei giorni scorsi, ad Aquileia, alle foci del fiume Natissa, dove è stato trovato morto un cigno reale. L'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie di Padova, sede del Centro di referenza nazionale, ha confermato che si tratta di virus influenzale tipo A, sottotipo H5N5.
Nei giorni scorsi, una canapiglia, anseriforme della famiglia degli Anatidi, era stata trovata morta nella laguna, verso Monfalcone.
Gli altri due animali affetti da aviaria, due fischioni selvatici, erano stati rinvenuti, lo scorso mese di dicembre, nella valle Artalina, di proprietà del Comune di Grado ma in concessione alla Cooperativa pescatori. Anche in questo caso le analisi avevano confermato che si tratta di virus ad alta patogenicità. Tra gli allevatori c'è preoccupazione.
La polizia municipale di Cervignano fa sapere che saranno intensificati i controlli. «Nei prossimi giorni - conferma la comandante, Monica Micolini - la polizia locale effettuerà sopralluoghi all'interno degli allevamenti avicoli per informare gli allevatori in merito ai contenuti delle ordinanze, pubblicate all'albo pretorio dei Comuni interessati».
Come detto, si allarga la lista dei Comuni che, su indicazione della Direzione della struttura complessa di sanità pubblica veterinaria dell'Aas 2 Bassa friulana Isontina, hanno emesso un'ordinanza in base alle quale nelle aziende avicole commerciali e rurali devono essere adottate misure di biosicurezza al fine di evitare i contatti tra volatili domestici e selvatici.
«Confermo che c'è stato un nuovo caso alle foci del Natissa - dichiara Francesco Lovaria, direttore della Sanità pubblica veterinaria dell'Aas 2 Bassa friulana Isontina, che sta seguendo in prima persona l'emergenza -. Le ordinanze sono state estese anche ad altri Comuni.
Alla luce dei focolai che si sono verificati in Veneto ho ritenuto opportuno preparare un'informativa per i nostri allevamenti, per raccomandare la massima allerta.

Se il virus entra all'interno degli allevamenti industriali significa che c'è stato qualche errore nella prevenzione e scarsa attenzione per quanto concerne la disinfezione e gli aspetti sanitari. Quello che preoccupa di questo virus è l'alta patogenicità. La mortalità è molto elevata».


I cittadini di Forni di Sopra portano cibo alla volpe cittadina

Gennaio 2017
La volpe passeggia ogni sera in paese
Forni di Sopra: è ormai diventato un appuntamento fisso I cittadini le portano il cibo, che l’animale nasconde



FORNI DI SOPRA. Oramai è diventato un appuntamento costante. Ogni sera, all’imbrunire un bell’esemplare di volpe adulta fa capolino nel centro di Vico. «A mi sumea miestia (mi pare addomesticata)» azzarda più di un cittadino, ma forse è lei, la scaltra volpe, che ha addomesticato i fornesi e i curiosi che arrivano in piazza per vederla.
Sono in molti a portare un pezzo di pane e un po’ di carne: lei si avvicina, incurante della gente, prima annusa, quindi si impossessa del cibo. Non viene sempre consumato sul posto, segno che è ben nutrito. L’animale si incammina sull’altro lato della strada, scava nel terreno e vi nasconde il boccone, in attesa di tempi più grami.
Da diversi giorni la volpe, dall’apparente età di 4 anni, si aggira indisturbata per il centro di Vico. In molti accorrono muniti di telefonino o macchine fotografiche per immortalarla. Come una star del cinema, la volpe si concede ai flash, molto probabilmente attratta dal cibo che le viene offerto.
Non è la prima volta che degli animali selvatici transitano per il paese. Di incontri ravvicinati con caprioli e volpi si hanno diverse testimonianze negli anni. La più famosa rimane forse Romina, una volpe che per anni si aggirava prima nei dintorni dei ristoranti, in cerca di rifiuti commestibili, poi aveva iniziato a non temere più l’uomo entrando direttamente in alcuni ristoranti mentre la gente cenava.
«L’ho avvicinata sino a un metro – ha detto il sindaco Lino Anziutti che l’ha fotografata – è stata una grande emozione. Queste presenze dimostrano la valenza naturalistica del paese e il rapporto che i residenti, fornesi e turisti, hanno con il territorio».

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Sentenza a Udine: i cagnolini restano a chi li aveva adottati dopo il sequestro

Gennaio 2017
Udine, i cagnolini restano a chi li aveva adottati dopo il sequestro
Si è conclusa così una vicenda iniziata sei anni fa, quando quei cuccioli trovati su un furgone e sequestrati dalla Polstrada di Amaro erano stati affidati a venti famiglie friulane e il conducente accusato di maltrattamenti

UDINE. I cani restano nelle famiglie che li avevano adottati in cambio di un rimborso spese simbolico. Si è conclusa così una vicenda iniziata sei anni fa, quando quei cuccioli trovati su un furgone e sequestrati dalla Polstrada di Amaro erano stati affidati a venti famiglie friulane e il conducente accusato di maltrattamenti.

Lotta alla tratta dei cuccioli: record di sequestri in Fvg
Controlli sempre più stringenti: la rotta criminale si sposta verso la Puglia. I dati al convegno Lav: 8 mila ingressi illeciti al mese, business da 300 milioni

«Le condizioni in cui erano quei cuccioli non erano compatibili con la loro natura». Nell’aprile del 2011, quelle famiglie avevano accolto i batuffoli stremati nelle proprie case, li avevano accuditi, affidati alle cure dei veterinari.
L’anno scorso, però, il Tribunale di Udine ha assolto l’uomo nel cui furgone erano state trovate le bestiole. Morale: cinque anni dopo, i cani andavano restituiti. Per quell’uomo, che ne trasportava 72 di molte razze, in un viaggio partito dalla Slovacchia e diretto a Marzano, in provincia di Pavia, dove la moglie ha un negozio e un allevamento, le accuse erano, appunto, di detenzione di cuccioli in condizioni incompatibili con la loro natura.
L’uomo era stato fermato dalla Polstrada all’altezza di Gonars per un normale controllo, ma quando il personale di polizia ha aperto il portellone ha trovato le gabbiette di cuccioli, alcuni allo stremo delle forze: più di uno non ha superato lo stress di quel viaggio.

Perchè assolto? Mancavano elementi tecnici per confermare che i cani stavano male e così il Tribunale aveva disposto la restituzione dei cani: da passaporto erano chihuahua, pinscher ed epagneul nano continentale papillon, ma secondo le perizie dei veterinari della parte ricorrente erano, in realtà, meticci.
Lo scorso ottobre, tutte le famiglie erano state invitate a presentarsi alla Polstrada di Amaro per restituire al proprietario i cani ormai cresciuti e affezionati. Un’ingiustizia che gli affidatari non potevano accettare e per questo si rivolsero agli avvocati Lara Melchior di Udine e Alessandra Marchi di Pordenone.

«Ci siamo immediatamente opposte alla restituzione – spiegano gli avvocati Melchior e Marchi – , ottenendo un’udienza a dicembre».
Dopo aver trattato giudizialmente le loro ragioni, la scorsa settimana gli avvocati di entrambe le parti, «grazie al decisivo intervento del pubblico ministero Marco Panzeri – continua l’avvocato Melchior – e del giudice Roberto Pecile, siamo arrivati a una transazione: in cambio di un simbolico rimborso spese i cani resteranno nelle rispettive famiglie che, ora anche ufficialmente, ne diventano proprietarie.
C’è un vuoto normativo importante che riguarda la sorte degli animali sequestrati – proseguono i legali – : sia perchè la soluzione di casi simili può arrivare dopo molti anni, sia perchè è legata alla sensibilità nei confronti del benessere delle bestiole.
La legislazione considera il sequestro di animali come sequestro di cose, ma sequestrare un tavolo o un cane (vale anche per altri animali) non è la stessa cosa. Disporre la restituzione di un tavolo dopo dieci anni non stravolge la vita, come invece farebbe per animali e padroni».
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In prossimità delle aree urbane gli animali selvatici hanno maggiore tranquillità

Gennaio 2017
Una colonia di conigli sui colli di San Daniele
Nel parco sopra la città è stata avvistata una dozzina di bestiole domestiche Tornano a farsi vedere le lepri, anche in prossimità del centro storico


SAN DANIELE. Lepri sul colle di San Daniele. Ma a quanto pare anche semplici conigli. Nel parco che sovrasta la città nelle giornate di freddo intenso sono tornate a farsi vedere le lepri: si tratta di animali con il quale i sandanielesi di quell’area convivono da molti anni. Secondo quanto riferito dal direttore della Riserva di caccia di San Daniele Franco Miconi si tratterebbe di animali selvatici che frequentano abitualmente il polmone verde del centro città anche quando il clima non è rigido. «Le lepri – spiega il direttore Miconi – arrivano dalla campagna sottostante, dormono sul colle e cercano cibo nell’area lì attorno».
C’è chi parla però anche della presenza da qualche anno di una piccola colonia di conigli selvatici originata da un animale domestico fuggito da qualche abitazione. La piccola colonia, una dozzina in tutto, secondo quanto riferito da chi conosce bene l’area, avrebbe costruito la propria tana nei pressi di un’area cementata posta nei pressi del colle. «Non ho notizia della presenza di conigli domestici o selvatici», riferisce Stefano Filacorda, ricercatore del Dipartimento di scienze agroalimentari, ambientali e animali dell’Università di Udine. Pur trattandosi di animali non dannosi come potrebbero essere le nutrie, «animali introdotti in un ambiente naturale non sono mai un elemento positivo».
Nonostante il parco si trovi nel centro del paese, l’area dal quale gli animali selvatici accedono è attraversata da poche strade comunali. Ciò dunque permette agli animali in cerca di cibo di arrivare con relativa facilità al parco del castello. «Secondo quanto mi risulta – continua Miconi – le lepri vanno a dormire nell’area di Villa Serravallo». « È molto frequente che in aree come la sommità del colle di San Daniele si insedino animali selvatici – spiega ancora Filacorda -. Paradossalmente in  prossimità delle aree urbane gli animali selvatici hanno maggiore tranquillità: non c’è il pericolo dei predatori, non ci sono cani da caccia e non vi è nemmeno attività agricola».
Secondo il ricercatore friulano, poi, assieme alle lepri non c’è da farsi meraviglia se si vedono dei caprioli: «anche questi animali scelgono da tempo di stabilirsi in aree come il parco di San Daniele – spiega – in quanto trovano facilmente cibo e sono relativamente poco disturbati».
Ultimamente non risultano avvistamenti di caprioli ma, oltre alle centinaia di scoiattoli che popolano l’area, solo le lepri. «La sommità del colle di San Daniele – spiega ancora Filacorda – si affaccia sulle campagne

di Majano: da qui è dunque logico che vi possano accedere animali selvatici». Quanto alla collina di San Daniele, secondo quanto riferito dal ricercatore, «vi sarebbe un toponimo che indica come, in epoca medioevale, ci sarebbe stata la presenza del lupo».
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Basaldella - Giulio, il pincher ucciso dal husky di una ragazza che è fuggita via

Gennaio 2017
Udine, cane senza guinzaglio morde un pensionato e sbrana il suo meticcio
L’episodio è avvenuto a Basaldella, vicino al parco di via Julia. Lo racconta un settantenne che si è rivolto a un avvocato


UDINE. Era uscito a fare una passeggiata con il cagnolino, come ogni giorno, ma è tornato a casa ferito e senza la sua amata bestiola. Un cane di taglia più grande prima ha azzannato al collo e ucciso il piccolo meticcio e poi lo ha morso alla mano visto che lui, con un gesto istintivo, aveva tentato di salvare il suo “Giulio”.
È ciò che è accaduto a un pensionato settantenne che abita a Basaldella di Campoformido, alle porte di Udine.
L’uomo, come lui stesso riferisce, stava camminando in una zona di campagna adiacente al parco di via Julia: «Ad un certo punto – spiega – Giulio si è trovato di fronte a un animale più grande che sembrava un husky ed era libero, la giovane proprietaria si trovava a pochi metri.
Improvvisamente il cane più grande si è avventato sul mio e poi si è rivolto contro di me. Nel frattempo – prosegue – la ragazza ci ha raggiunti, ha agganciato il guinzaglio al collare ed è corsa via con il suo husky. Forse per lo spavento, mi è venuta una crisi d’asma e mi era caduto anche l’apposito medicinale.
Per fortuna mi ha soccorso un passante che non si trovava molto distante e che ha assistito a tutta la scena. Per il morso sono stato medicato al pronto soccorso e ho avuto sei giorni di prognosi. Ma ciò che ora mi preoccupa – conclude – è che sia successo tutto a pochi metri da un parco giochi frequentato da molti bambini».
Il pensionato e la moglie vivevano da otto anni con Giulio, un cagnolino tipo pincher considerato «uno di famiglia».
«In paese tutti lo conoscevano – sottolinea l’uomo –, era un “personaggio”, avremmo voluto invecchiare con lui. Quando ho raccontato l’accaduto tanti si sono commossi». «Proprio così – confermano le dottoresse Maria Cristina Riva e Chiara Adorini dell’omonimo studio veterinario di Pozzuolo del Friuli –, era un cane buonissimo che, convivendo con una famiglia molto affettuosa, mostrava spesso comportamenti quasi umani.
Noi purtroppo quel giorno non abbiamo potuto far altro che constatare il decesso. Dagli accertamenti diagnostici è poi emerso che Giulio aveva il collo spezzato ed era stato soffocato».
Ora della vicenda si sta occupando l’avvocato udinese Paolo Viezzi su incarico dei coniugi di Basaldella. «Sto preparando una circostanziata denuncia per quanto riguarda i profili penali – chiarisce –, sarà presto sui tavoli della Guardia forestale regionale. Inoltre, ci saranno segnalazioni agli enti competenti per gli aspetti sanzionabili in via amministrativa.
Saranno le autorità a valutare l’accaduto, ma di certo è vietato lasciare i cani liberi su terreni di terzi, lo stabilisce anche il Regolamento sul benessere animale recentemente approvato dalla Regione Friuli Venezia Giulia».
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Infrangono il Codice della strada italiano che prevede l’obbligo di fermarsi in caso di incidente con un animale

Gennaio 2017

Codice della strada in Italia:
Il mancato soccorso di un animale dopo un'incidente automobilistico prevede sanzioni che vanno da 400 a oltre 1.500 euro.


FORNI DI SOPRA
Capriolo muore investito da un’auto
La bestiola, dopo l’incidente, si era rifugiata in un giardino a Cianeit


FORNI DI SOPRA. Hanno tentato fino all'ultimo di salvare la vita a un giovane capriolo, di solo un anno, trovato ferito nei pressi dell’abitato di Cianeit, a nord dell’abitato di Vico. Gli uomini del Corpo forestale regionale sono stati chiamati ad intervenire ieri mattina da un residente che ha notato, nascosto sotto un cespuglio in un giardino. Sulla neve evidenti alcune tracce del passaggio di animali e del sangue. In un primo momento si ipotizzava un’aggressione all’ungulato da parte di una volpe o di un cane, le cui tracce erano visibili sulla neve.
A un controllo più accurato è emerso che l’animale era stato investito da un’automobile mentre si trovava sulla strada comunale. La bestiola, dopo aver trascorso la notte dormendo al riparo del freddo accanto a un garage prossimo alla strada, deve aver tentato, forse spaventata dal rumore del motore, di allontanarsi, finendo però nella direzione sbagliata, verso la strada. Dopo l’investimento il capriolo si è allontanato in direzione dei cespugli dove ha cercato un riparo sicuro. L’animale aveva riportato una grave ferita ad una zampa, completamente dilaniata dalle ruote dell’automobile. Quando gli uomini della forestale lo hanno raggiunto, il capriolo era ancora in vita. Spaventato ha posto poca resistenza mentre veniva recuperato e trasportato al centro di recupero della fauna selvatica di Tarvisio. Purtroppo quando la bestiola è arrivata in paese nella sede della forestale, ci si è accorti che era morto per le ferite riportate.

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Volpe investita, i passanti chiamano i soccorsi
Mereto di Tomba, il conducente non si è fermato: l’animale si è trascinato sul ciglio nascondendosi nei campi


MERETO DI TOMBA. Una volpe, ignara del pericolo che stava affrontando, attraversa la strada nei pressi di una rotonda quando un’automobile se la trova davanti all’improvviso e la investe.
Chi è alla guida non si ferma a soccorrere l’animale e prosegue la sua corsa.
Alcuni automobilisti, sopraggiunti poco dopo l’impatto, notano l'animale accucciato in mezzo alla strada, visibilmente ferito.
Ben sapendo che proprio la volpe può essere una portatrice di un virus molto pericoloso per la salute che è la rabbia, le persone non si avvicinano, ma allertano i soccorsi.
Vedendo avvicinarsi i fari di altre vetture, la volpe impaurita si trascina a stento sul ciglio della strada.
Da chi passava in macchina (una decina quelle che si erano fermate per capire che cosa era accaduto) è stata chiamata la Polizia stradale di Udine, la Forestale di Coseano e i soccorsi veterinari.
Il fatto è accaduto verso le 18.30 di sabato scorso a Mereto di Tomba, in prossimità della rotonda nuova che si innesta all’ingresso di una azienda attiva nel settore farmaceutico.
Fatto sta che quando sono arrivati i soccorsi la volpe, nonostante le ferite riportate, era sparita nell’oscurità della campagna.
Non è la prima volta che una volpe viene avvistata in questi giorni nella zona, in questo momento di siccità forse gli animali selvatici sono in cerca di acqua da bere.
L’habitat naturale delle volpi sono i boschi e anche le campagne coltivate a ridosso delle abitazioni.
Il nuovo Codice della strada decreta l’obbligo di fermarsi in caso di incidente con un animale ed equipara lo stato di necessità di trasporto di un animale ferito come per

una persona con l’utilizzo di sirena e lampeggiante per ambulanze veterinarie e mezzi di vigilanza zoofila.
Per animale viene intesa qualsiasi specie domestica, randagia o selvatica. Il mancato soccorso è punibile con sanzioni che vanno da 400 euro circa fino a oltre 1.500 euro.
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Nel canile convenzionato col Comune di Udine una trentina di cani attendono di essere adottati

Gennaio 2017

Trenta cani cercano casa e per una decina di loro è previsto anche un incentivo da parte del Comune. Si tratta di 677 euro annuali da corrispondere ogni tre mesi per una durata di cinque anni alla famiglia o al singolo che deciderà di portarsi a casa uno degli amici a quattro zampe, tra quelli adulti o più anziani, dai canili convenzionati.
Attualmente sono una trentina gli animali ricoverati nelle strutture di via Gonars e a Porpetto in attesa di un nuovo padrone e i più bisognosi sono La Fayette, che non è mai uscito dal canile, Tuks, con problemi di otite, Higia, un pastore tedesco, docile e affettuosa, Ranger che assomiglia a un beagle e ha un piccolo problema all’occhio, e Milky, un meticcio misto labrador giovane e robusto. Per la custodia e il mantenimento dei cani ospitati nelle strutture la spesa annuale ammonta a circa 50 mila euro, a cui vanno aggiunti i costi per la cura e l’assistenza veterinaria. Rispetto a qualche anno fa, quando le presenze ospitate al canile raggiungevano anche il centinaio – informano all’anagrafe canina cittadina – i numeri non sono così elevati: nel corso degli anni i cani ritrovati e non restituiti ai proprietari sono progressivamente diminuiti grazie all’applicazione dei microchip e alla gestione informatizzata della banca dati anagrafe canina.
«Tuttavia rimangono a carico della comunità i cani recuperati sul territorio che non sono stati regolarmente iscritti in violazione delle normative – osserva l’assessore con delega alla Tutela degli animali Cinzia Del Torre – e quelli ai quali i proprietari hanno dovuto rinunciare per gravi motivi». Nel corso del 2015 sono stati recuperati dall’Azienda sanitaria 196 cani di cui 160 sono stati resi ai proprietari e i rimanenti trasferiti nei canili rifugio, mentre lo scorso anno «abbiamo affidato 32 cani e per la maggior parte si è trattato di esemplari abbastanza giovani, mentre purtroppo la richiesta di cani adulti o di taglia grande rimane ancora un evento eccezionale», segnala l’assessore.
Proprio per questo motivo il Comune assegna un incentivo economico a chi intende adottare un cane, e per coloro i quali fossero interessati è possibile fare riferimento all’ufficio Tutela animali d’affezione di via Savorgnana o consultare il sito internet dedicato. «Le adozioni di cani anziani sono piuttosto rare – sintetizza Cinzia Del Torre – anche se questi animali possono dare ancora molto. Affinché l’adozione vada a buon fine la scelta dovrà essere attenta, legata alle esigenze della famiglia ma anche del cane – spiega l’assessore – o si rischia di andare incontro all’infelicità di animale e padrone. Fatte

queste valutazioni – aggiunge –, gli animali possono veramente rallegrare la vita di una persona e Udine si conferma una città sensibile verso questi amici speciali, non solo cani ma tutti gli altri animali d’affetto, che sono numerosissimi».
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Registrati e microchippati 9.500 cani nel Comune di Udine. Un cittadino udinese su dieci possiede un cane

Gennaio 2017
Un udinese su dieci possiede un cane. Nel capoluogo friulano gli amici a quattro zampe registrati all’anagrafe canina sono circa 9.500, in linea con le altre città italiane. Poi ci sono gatti, tartarughe, conigli, canarini e furetti.
Che i friulani, come il resto degli italiani, non rinuncino a prendersi cura di un animale domestico, compagnia che buona parte degli anziani ritiene insostituibile, non è un mistero, tanto che i dati su scala nazionale parlano di 60 milioni di animali d’affezione divenuti a tutti gli effetti componenti della famiglia.

Il rapporto Assalco, l’Associazione nazionale per le imprese per l’alimentazione e la cura cura degli animali da compagnia, e Zoomarket 2016 suddivide la popolazione di questi amici speciali in 29,9 milioni di pesci che nuotano negli acquari delle nostre abitazioni, 12,9 milioni di uccellini e 3,2 milioni tra piccoli mammiferi, roditori e rettili. Ma la parte del leone la fanno, come sempre, cani e gatti che nella penisola raggiungono i 14,4 milioni. I gatti sono un po’ di più, quasi sette milioni e mezzo, mentre i cani si fermano a sette milioni.

Quanto costa un cane
Giochi, coccole e carezze, ma anche costi. Sì perché mantenere un animale significa anche andare incontro a un impegno economico da non sottovalutare. Mediamente si spende 40-50 euro al mese per un cane di taglia medio-piccola, per arrivare a 100-120 euro per uno di taglia grande. Nel 2015, il mercato dei prodotti per l’alimentazione dei cani e gatti in Italia ha sviluppato un giro d’affari di 1.914 milioni di euro per un totale di 551.200 tonnellate commercializzate, con un incremento del fatturato del 4,1 per cento rispetto allo scorso anno.
Oltre al cibo, si aggiungono spese per il veterinario, accessori e vari prodotti. Ma sostenere questi costi, assicura chi ha in casa un animale, vale sicuramente la pena, a fronte del benessere e lo stile di vita sano che gli amici a quattro zampe sono in grado di regalare. Occuparsi di una bestiola che ricambia le attenzioni, come sottolinea il responsabile del canile pubblico e dell’anagrafe canina Stefano Brisinello «fa bene alla salute».
La pet therapy
«È risaputo che gli animali fanno bene alle persone sole, in termini di compagnia, ma anche sul piano relazionale che si instaura con il padrone: sono un valore aggiunto alla famiglia – spiega Brisinello –. Gli animali sono parte attiva della relazione e i fattori benefici sono numerosi. Bisogna solo stare attenti a non assecondare comportamenti patologici: in quel caso – prosegue –, va richiesto l’intervento dell’educatore o del veterinario per risolvere questi difetti di relazione». Anche la Regione definisce e promuove la terapia e l’attività assistita con gli animali, riconoscendone il valore riabilitativo.

Attraverso attività ludico-ricreative e con l’ausilio degli animali, si stimola il paziente a livello motorio e psicologico, permettendogli di assumere il ruolo di protagonista dell’interazione partecipando attivamente al processo riabilitativo e tali attività possono essere praticate nelle strutture sanitarie pubbliche e private, centri di riabilitazione, centri residenziali e semi-residenziali sanitari, case di riposo, centri diurni, scuole di ogni ordine e grado, istituti di detenzione, comunità di recupero, centri privati, fattorie didattiche e sociali o centri gestiti da cooperative sociali.

Se anche cani e gatti non rivestono più il semplice ruolo che un tempo occupavano nelle famiglie e sono oggi membri del nucleo a tutti gli effetti, è importante non scordarsi che si tratta pur sempre di animali e che non vanno "umanizzati" eccessivamente. Inoltre, prima di regalare un cucciolo, suggerisce sempre il veterinario, occorre informarsi e soprattutto sondare la disponibilità delle persone ad accettare l’impegno che ne deriva ad allevarlo. «È il caso degli anziani, ai quali spesso i figli, vedendoli soli, regalano un cane – osserva Brisinello –: non è detto che rappresenti sempre un piacere.

Si tratta di una scelta ponderata e condivisa e magari un cucciolo vivace per un anziano è più difficile da gestire rispetto a un cane adulto, che può avere ritmi più simili a quelli di una persona in età avanzata e ha una personalità già formata. Si affezionerà comunque». Non va dimenticato, infine, che mentre i gatti sono più indipendenti ed emotivi, e quindi tipo di relazione è diversa, il cane ha bisogno di una gerarchia e di riconoscere un leader per essere più gestibile. «Prima di scegliere un cane occorre informarsi: non è solo una questione estetica – conclude Brisinello –, ogni razza ha tendenze ed esigenze ben definite e bisogna esserne consapevoli».
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Getta il cane nel fiume. Identificato grazie ai testimoni e al microchip del cane.

Si sbarazza del cane gettandolo in acqua
Cervignano: i carabinieri cercano l’uomo che, notato da una bambina, a Natale ha buttato un meticcio nel fiume Terzo
di Elisa Michellut

CERVIGNANO. Si è sbarazzato di lui gettandolo in un corso d’acqua. Un gesto incivile e crudele. Un uomo del posto, di cui non si conosce l’identità, attorno alle 21.30 di domenica, la sera di Natale, ha buttato il proprio cane, un meticcio di piccola taglia, nel fiume Terzo. È successo a Cervignano in via Monfalcone. La scena è stata vista da una bambina di dodici anni, che ha avvertito i genitori.
Sul posto sono accorsi i carabinieri di Aquileia, assieme ai colleghi del Nucleo radiomobile di Palmanova. L’animale è stato salvato dai vigili del fuoco di Cervignano. Il proprietario, che i carabinieri stanno cercando di identificare, è scappato. Il cane intanto è stato affidato ai servizi veterinari.
Questo ennesimo episodio di crudeltà nei confronti degli animali ha scatenato le reazioni sul web. Anche le associazioni animaliste sono insorte, facendo anche presente cosa prevede la legge in questi casi.
«Un gesto di estrema crudeltà – commenta Marisa Rizzi, volontaria dell’associazione “Mai più soli” facendo riferimento anche alle conseguenze giudiziarie di simili atti – . Chi, per crudeltà, causa lesioni o morte a un animale è punito con una multa e con la reclusione da 3 a 18 mesi».
Secondo Gabriella Giaquinta, presidente di Amici della Terra Udine, quanto accaduto non può essere giustificato. «La legge regionale offre a chi non è più in grado di provvedere alla custodia del proprio animale la possibilità di rinunciare alla proprietà. La rinuncia è gratuita se l’Isee è inferiore ai 13 o ai 15 mila euro. L’animale viene ritirato gratuitamente e portato in canile. Se l’Isee è superiore, è necessario pagare l’equivalente del mantenimento al costo che il Comune dovrà affrontare per i primi due mesi».
Anche la sezione cervignanese dell’Enpa insorge. «Evidentemente – dichiara Mario Matassi – , nonostante gli sforzi, dobbiamo lavorare ancora sulla sensibilizzazione».
Barbara Novelli, vice delegata Oipa Udine, si augura che il responsabile venga punito. «Nonostante le informazioni che diamo in merito alle possibilità che ci sono per chi non riesce a gestire un animale ci troviamo a commentare queste notizie».

27 dicembre 2016

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Cane gettato nel fiume, denunciato un anziano
Cervignano, i carabinieri sono risaliti all’identità dell’ottantenne grazie al microchip della bestiola gettata a Natale nel Terzo
di Elisa Michellut



CERVIGNANO. É stato identificato e denunciato per maltrattamento di animale grazie al microchip, un congegno elettronico in cui sono memorizzati i dati del cane e del proprietario. È un ottantenne residente a Cervignano, di cui le forze dell’ordine hanno fornito soltanto le iniziali, S.S., la persona che, la sera di Natale, attorno alle 21.30, in via Monfalcone, ha gettato il proprio cane, un meticcio di piccola taglia, 14 anni di età, con problemi di artrosi, nelle gelide acque del fiume Terzo.

Cervignano, butta il cane nel fiume e scappa. La bestiola salvata da un passante
Attorno alle 21.30 della notte di Natale ha buttato il proprio cane nel fiume Terzo. I carabinieri di Aquileia stanno cercando di risalire all’identità del proprietario

Fortunatamente la scena è stata vista da un passante e da una bambina di 12 anni, che ha immediatamente allertato i suoi genitori e i carabinieri di Aquileia, accorsi sul posto. Martedì pomeriggio, l’anziano cervignanese è stato ascoltato in caserma. Ha cercato di negare l’accaduto.
Ai militari dell’Arma ha riferito di aver perso il cane, a suo dire fuggito dall'abitazione in quanto spaventato dal rumore dello scoppio di alcuni petardi. Ha assicurato di non essere lui la persona che ha buttato in acqua la povera bestiola, salvata appena in tempo dai vigili del fuoco del distaccamento di Cervignano.
La versione non è stata ritenuta verosimile dai carabinieri. A incastrare l’ottantenne ci sono i testimoni. Un cittadino che ha assistito alla scena ha descritto con dovizia di particolari la fisionomia di chi ha gettato in acqua il cane e corrisponde perfettamente al proprietario. Come detto, il cervignanese è stato denunciato per maltrattamento di animale, un reato penale punito con una multa e con la reclusione da 3 a 18 mesi.
Domenica sera, la bestiola, stremata e impaurita, con problemi di artrosi, era stata affidata ai servizi veterinari. Attualmente si trova in una struttura convenzionata.
L’autorità giudiziaria potrebbe, nelle prossime ore, decidere di procedere con il sequestro dell’animale per togliere la proprietà all’anziano. A quel punto il quattrozampe potrà essere adottato da una nuova famiglia, capace di amarlo e rispettarlo. Tante le associazioni animaliste scese in campo fin da subito per stigmatizzare l’accaduto.
Mai più soli, Amici della Terra, la sezione cervignanese Enpa e l’Oipa di Udine ricordano che chi, per crudeltà, causa lesioni o morte a un animale è punito con una multa e con la reclusione da 3 a 18 mesi.
Il sindaco di Cervignano, Gianluigi Savino, ha rivolto un plauso alle forze dell’ordine per l'ottimo lavoro svolto. Il vicesindaco di Cervignano, Marina Buda, commenta: «Quello che è successo lascia sgomenti. La disapprovazione è totale. Se una persona non è nelle condizioni di prendersi cura dell'animale che ha in casa e che ha deciso liberamente di accogliere, ci sono tanti modi per risolvere il problema. Ci sono le istituzioni pubbliche, cui ci si può rivolgere per essere consigliati, e c’è una rete di associazioni e di volontari pronti a intervenire».

28 dicembre 2016

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Il Corpo forestale regionale va a caccia dei cacciatori .........di frodo.


Porto d' armi sospeso a cinque bracconieri

VENZONE. Porto di fucile sospeso per cinque delle dodici persone che alla fine di ottobre sono rimaste coinvolte, a vario titolo, in un’operazione anti-bracconaggio condotta dalla Forestale regionale.
Il questore di Udine Claudio Cracovia, al termine dell’istruttoria effettuata dal personale della Divisione amministrativa, ha firmato il provvedimento che rimarrà in vigore sino alla definizione del procedimento giudiziario.
La sospensione del titolo è stata notificata dai carabinieri di Venzone e Gemona a un sessantenne di Venzone, a un 36enne che abita nella medesima località, a una coppia di coniugi gemonesi (lui 37 anni, lei, che non era stata indagata nell’ambito dell’inchiesta, ne ha invece 28) e a breve anche un cittadino residente in Veneto sarà raggiunto dalla medesima informazione.
Le forze dell’ordine avrebbero anche provveduto al ritiro delle armi, ma tutti i destinatari del provvedimento di sospensione avevano già provveduto a trasferire il titolo di proprietà dei fucili ad altre persone autorizzate.
Contestualmente, la Prefettura di Udine ha avviato la procedura finalizzata alla sospensione dell’autorizzazione alla detenzione, in modo che le persone in questione non possano per il momento nè andare a caccia, nè tenere armi in casa.
Ma ripercorriamo ora le tappe fondamentali della maxi-operazione della Forestale (ha operato in particolare il Noava, il Nucleo operativo di vigilanza ambientale) che ha messo in luce una sistematica attività di bracconaggio nei boschi tra Pontebba e Venzone.
Lo scorso marzo le guardie forestali avevano colto in flagranza un giovane bracconiere di Venzone e la sua fidanzata. I due erano in auto e stavano percorrendo a bassa velocità un viottolo in località Borgo San Giacomo, in Comune di Venzone. Lei alla guida, lui sul sedile del passeggero. La vettura procedeva a passo d’uomo, mentre il fascio di luce di una torcia frugava tra la vegetazione. Poi, all’improvviso, si era sentito uno sparo tra i cespugli e una femmina di capriolo era rimasta agonizzante su un prato. Sarebbe morta un paio d’ore più tardi.
In quell’occasione il ragazzo, 23 anni, residente in paese, era stato bloccato e denunciato e poi erano partiti accertamenti più approfonditi che, mesi più tardi, avevano permesso agli investigatori di individuare una vera e propria organizzazione dedita al bracconaggio, allo smercio della selvaggina con fini di lucro e al traffico di armi illegali. Un’organizzazione che era in grado di abbattere anche una dozzina di ungulati (caprioli, cervi o camosci) in un solo fine settimana. La carne veniva poi convogliata in Veneto e smerciata al dettaglio.
Il personale forestale, che in ottobre ha effettuato 16 perquisizioni, era riuscito a sequestrare armi modificate o detenute illegalmente, 7 silenziatori di fattura artigianale, 4 visori notturni, un rotolo di miccia, 200 chili di carne di selvaggina, numerose munizioni, fari atti alla ricerca notturna della selvaggina, radio ricetrasmittenti ed altra attrezzatura utilizzata nelle azioni di bracconaggio.
Nel registro degli indagati, come detto, erano state iscritte 12 persone: tre di Venzone, due di Pontebba, una di Gemona, una di Cavazzo Carnico, una di Moggio Udinese ed altri quattro soggetti residenti in Veneto.
Tra i reati ipotizzati: introduzione illegale di armi in nel territorio dello Stato, detenzione e porto abusivo di armi, ricettazione di armi, furto ai danni del patrimonio

indisponibile dello Stato (tale è considerata la fauna selvatica), uccisione di animali, detenzione illegale di fauna protetta, caccia all’interno di aree naturali protette, abbattimento di specie particolarmente protette, caccia con mezzi non consentiti
.30 novembre 2016

Bracconiere investe un agente, arrestato

UDINE. Si sono accorti di loro dal faro adoperato per stanare e sparare agli animali che popolano i boschi della Carnia. Le torce a led, così come qualsiasi altra sorgente luminosa, sono tassativamente vietate a chi pratica attività venatoria. Ma Enzo Tomat, 47 anni, di Lauco, e il 72enne che era con lui, suo parente, erano lì per cacciare di frodo. Questo, almeno, è quanto ipotizzato dagli uomini del Corpo forestale regionale che, nella notte tra sabato e domenica scorsi, li hanno sorpresi e fermati nella zona di Lauco, dopo un rocambolesco inseguimento e il ferimento di uno dei due operatori.
Il più giovane, che si trovava al volante dell’auto, un’utilitaria, è stato arrestato e sottoposto alla misura cautelare dei domiciliari. L’altro è stato invece denunciato a piede libero. Per entrambi, l’accusa formulata dal pm di turno, Annunziata Puglia, è di concorso in resistenza a pubblico ufficiale, aggravata dalle lesioni personali procurate a uno degli agenti, urtato dal veicolo in fuga e, per questo, ferito, anche se in maniera lieve (i medici lo hanno dimesso dall’ospedale con una prognosi di cinque giorni). La Procura si è comunque riservata di rivalutare la posizione del denunciato, alla luce dei futuri sviluppi dell’indagine.
Ieri, nel processo per direttissima celebrato davanti al giudice monocratico del tribunale di Udine, Carla Missera, le parti hanno ricostruito le fasi del concitato episodio, avvenuto durante un servizio di antibracconaggio predisposto dalla Forestale regionale, sulla scorta delle risultanze di una precedente indagine. Su richiesta del difensore di Tomat, avvocato Giuseppe Tiso, il giudice ha concesso il termine a difesa, rinviando l’udienza a fine gennaio. Quanto alla misura scattata nei suoi confronti, il giudice ha convalidato il provvedimento e disposto la liberazione dell’indagato, nei confronti del quale la Procura non aveva avanzato alcuna ulteriore richiesta cautelare. L’avvocato Tiso si è riservato di illustrare la propria linea difensiva in sede dibattimentale.
Intanto, sulla carta resta la ricostruzione che dei fatti è stata data dalla polizia giudiziaria. Appostati nella zona per un’attività di controllo mirato, attorno alle 23 gli agenti - in campo sette uomini in tutto, tra Nucleo operativo del Corpo forestale regionale di vigilanza ambientale e stazioni di Villa Santina e Tolmezzo - hanno notato alcuni movimenti strani. O meglio, si sono ritrovati di fronte a ciò che si aspettavano di trovare: una battuta di caccia di frodo. Alla vista delle divise, però, il gruppo di bracconieri si è rapidamente disperso. Pur nella concitazione del momento e nonostante il buio, gli agenti avrebbero visto un’auto scappare prima ancora di riuscire ad avvicinarla e l’altra, quella con a bordo Tomat e il 72enne, mettere in moto e tirare dritto, forzando il posto di controllo e urtando così uno di loro.
È a quel punto, per evitare che il veicolo in fuga travolgesse anche il collega, che l’agente ferito ha impugnato la pistola d’ordinanza ed esploso alcuni colpi a scopo intimidatorio. Uno ha centrato uno pneumatico, rallentandone la corsa, che si è conclusa di lì a poco, dietro l’abitazione dove i due avevano nel frattempo tentato di nascondersi.
Dalla perquisizione che ne è seguita, però, i fucili che Tomat e il parente avrebbero adoperato per cacciare cervi e caprioli non sono spuntati. Nell’auto (sequestrata) c’erano invece le cartucce, pronte per l’uso. L’ipotesi, allora, è che i due si siano liberati delle armi durante la fuga, oppure che a portaseli via sia stata una terza persona, dileguatasi senza essere vista. Gli ulteriori accertamenti condotti sui due presunti bracconieri, ossia il mancato possesso della licenza di caccia e del porto d’armi, hanno portato la Forestale a ipotizzare a loro carico anche lo svolgimento di attività venatoria abusiva.
Informato dell’episodio, l’assessore regionale alle Risorse agricole e forestali, Cristiano Shaurli, ha espresso la vicinanza sua e della Regione «a tutto il Corpo forestale, che continua con impegno, costanza e purtroppo a volte rischi a compiere il proprio dovere. Gli agenti – ha aggiunto – continueranno

sempre a effettuare controlli e pattugliamenti contro qualsiasi attività di bracconaggio, a tutela del nostro ambiente e della nostra fauna in primis, e naturalmente di chi rispetta le regole».

13 dicembre 2016

Cacciatori sparano dall'auto, denunciati

CERCIVENTO. Sparavano da un’auto in corsa, a poca distanza dalle abitazioni. Per questo motivo due cacciatori, soci della riserva di Cercivento, sono stati denunciati dagli operatori del Corpo Forestale regionale della struttura stabile per la vigilanza faunistica e venatoria di Tolmezzo, che li hanno bloccati nell’ambito dell’ordinaria attività di prevenzione e repressione degli illeciti.
I due, 63 e 58 anni sono stati colti in flagrante dai forestali mentre, in spregio alle più elementari e basilari norme di sicurezza, sparavano con un fucile da un’automobile.
L’episodio è avvenuto in località Fuese, a Cercivento: i due sparavano mentre percorrevano con il veicolo una strada asfaltata, a poca distanza dalle abitazioni.
Il personale intervenuto ha sequestrato l’arma utilizzata e ha deferito i due soggetti all’autorità giudiziaria, contestando i reati espressamente previsti dalla legge, «per aver esercitato attività venatoria da veicolo a motore, caccia con esplosione di colpi da fuoco su pubblica via e trasporto di armi cariche all’interno di un autoveicolo».
È stato inoltre redatto il verbale di accertamento amministrativo per il mancato rispetto delle distanze di sicurezza dalle strade e dalle abitazioni.
In un’altra operazione a San Mauro, piccola frazione di Gorizia ai piedi del Monte Sabotino, i forestali isontini hanno sorpreso all’alba due giovani mentre posizionavano dei micidiali lacci a strangolo, realizzati con filo di acciaio, sui percorsi abitualmente attraversati dalla fauna selvatica: destinati a cadere nelle trappole erano caprioli, lepri, anche cinghiali di medie dimensioni.
Gli strumenti sequestrati ai bracconieri erano perfettamente efficienti. Il personale forestale della vigilanza faunistica venatoria di Gorizia e Monfalcone, li stava monitorando da più di un mese, con una complessa rete di pedinamenti e attività investigativa sull’impervio territorio della frazione collinare goriziana.
L’appostamento mirato di lunedì

scorso ha permesso di sorprendere sul fatto i due bracconieri, denunciati a piede libero all’autorità giudiziaria. Le indagini sono peraltro ancora in corso al fine di accertare ulteriori responsabilità e l’eventuale sussistenza di altri fatti illeciti.

17 dicembre 2016


Degrado socio-sanitario e gatti in stato di abbandono

Gatti in stato di abbandono, intervengono i vigili
Dando seguito a un’ordinanza del sindaco di Socchieve, Coriglio Zanier, nella giornata di ieri si è proceduto al sopralluogo congiunto di verifica delle condizioni igienico-sanitarie di diversi gatti...




Dando seguito a un’ordinanza del sindaco di Socchieve, Coriglio Zanier, nella giornata di ieri si è proceduto al sopralluogo congiunto di verifica delle condizioni igienico-sanitarie di diversi gatti in una casa al centro del paese, vista l’assenza protratta della proprietaria per problemi di salute. La polizia locale, un veterinario dell’Aas3, delle guardie eco-zoofile dell’Oipa di Udine e delle volontarie dell’onlus “Zampa su zampa” di Martignacco hanno trovato numerosi gatti che da parecchi giorni non venivano accuditi e che si trovavano in uno stato di abbandono, vivendo in mezzo agli escrementi.
La cosa peggiore riscontrata, infatti, è stata sicuramente la condizione sanitaria della casa, che già in passato ha portato a diversi interventi di “pulizia” sempre su mandato del Comune. La signora, molto conosciuta in paese, non è nuova a queste situazioni di degrado sanitario e sociale. L’intervento precedente, sempre attivato congiuntamente tra polizia locale e Azienda sanitaria, risale allo scorso febbraio. Da segnalare che la donna, già seguita dal Csm, nell’ultimo periodo ha chiamato più di una ventina di volte il 118 per i suoi problemi di salute e di disagio.

La presenza delle guardie dell’Oipa e la disponibilità delle volontarie di “Zampa su zampa” ha permesso di sottrarre i gatti dalla situazione di abbandono, prendendoli momentaneamente in affido, con l’auspicio che proprio per il benessere degli animali si trovi una sistemazione idonea. (el.co.)

14 dicembre 2016

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Le strade sono un pericolo mortale per gli animali



Due cinghiali e un capriolo investiti Danni alle automobili ma nessun ferito
Due cinghiali sono stati investiti giovedì sera nella strada che collega Cerneglons a Remanzacco. L’automobilista al volante della Golf station che li ha travolti fortunatamente non è rimasto ferito....

Due cinghiali sono stati investiti giovedì

sera nella strada che collega Cerneglons a Remanzacco. L’automobilista al volante della Golf station che li ha travolti fortunatamente non è rimasto ferito. L’incidente si è verificato intorno alle 21 di giovedì e poco prima in via Buttrio un’auto aveva centrato un capriolo (Foto Petrussi)

03 dicembre 2


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